Problemi di riforma scolàstica labilmente nel pensiero dell'alunno, e ordini questo poco in modo che possa servire di fondamento alla sovrastruttura di indefiniti acquisti intellettuali successivi? Certo la scuola non deve solo sviluppare determinate attitudini individuali, ma anche "raffermare e perpetuare i beni della cultura. 1122 La quantità di informazioni concrete, che la scuola riesce a introdurre nella memoria degli alunni, non è da disprezzare: né sarebbe desiderabile occupare gli alunni in semplici esercizi di ginnastica intellettuale astratta, senza comunicare ad essi dati concreti nel cui attrito potessero esercitare e raffinare le loro attitudini; né gli alunni seguirebbero a lungo un maestro dal quale non riescissero ad imparar mai nulla di concreto; e ottimo fra i maestri è colui che senza nulla sacrificare dell'intento educativo e formativo della sua opera riesce per mezzo d'essa a moltiplicàre piu che sia possibile le conoscenze degli alunni: anzi l'indirizzo educativo è il solo che consenta di moltiplicare, stabilmente e senza generale stanchezza cerebrale, le cognizioni dello scolaro. Ma l'indirizzo educativo è possibile a patto solo che si riconosca nell'adolescente un diritto all'ignoranza, altrettanto sacro quanto il diritto all'esistenza, perché in fondo non è che il diritto alla integrità intellettuale e morale. Solo è necessario che questo diritto sia accompagnato dalla consapevolezza della ignoranza e dalla volontà e dalla capacità di vincerla. Non importa molto che l'alunno sia licenziato dalla scuola a dieci o a quattordici o a diciotto anni conoscendo dieci, cento, mille fatti di piu, quando è suo destino rimanere eternamente all'oscuro di un numero infinito di fatti, a paragone dei quali tutto ciò che noi riusciremo a insegnargli nella scuola rappresenterà sempre una quantità ridevolmente esigua. Ma non è niente affatto indifferente che attraverso la scuola egli abbia o non abbia acquistati gli strumenti per procurarsi da sé nella vita la nozione dei fatti di cui avrà via via bisogno, e soprattutto l'abitudine dello sforzo intellettuale e del metodo nel lavoro, il bisogno delle idee chiare e logicamente concatenate, il gusto della iniziativa personale, la forza e il coraggio di essere se stesso, l'attitudine a servirsi rettamente della sua ragione e della sua volontà, il sentimento piu alto che sia possibile della dignità umana, la disposizione a guardare i fenomeni da piu lati e dall'alto, la capacità di comportarsi davanti a qualunque questione, non come un pappagallo dotto, ma come un uomo - ignorante si, ma capace di osservare, capire, rettamente volere, energicamente operare. 22 PIAZZI, La scuota media e le classi dirigenti, p. 326; cfr. CESCA, La scuola secondaria, pp. 61 sgg. 304 BibliotecaGino Bianco
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