Gaetano Salvemini - Scritti sulla scuola

La riforma della scuola media Non già che sia possibile adottare senza restrizioni il sistema di affidare gl'insegnamenti d'una classe ad un unico maestro: uomini capaci di appropriarsi tutta la cultura necessaria a insegnar bene tutte le materie e letterarie e scientifiche e artistiche, non se ne troveranno mai. E quand'anche fosse possibile trovarne, una certa divisione di uffici occorrerebbe sempre rispettarla, specialmente nel grado superiore della scuola media. Se la scuola, infatti, deve educare i giovani a pensare con la loro testa, e sostituire in essi all'abito dogmatico l'abito critico, e metterli in grado di formarsi in piena libertà e consapevolezza le convinzioni politiche, filosofiche, religiose, mal risponderebbe essa a questo fine se facesse sentire agli alunni la voce di un maestro solo, e li sottoponesse a una unica influenza incontrastata e perciò troppo esposta al pericolo di diventare dispotica. Ma la fine, dell'attuale eccessivo frazionamento didattico mediante una logica riunione di materie affini è, non solo possibile, ma indispensabile, se vogliamo che i maestri si trovino davvero a contatto con gli alunni per un tempo sufficiente, e riescano a conoscere l'indole e le inclinazioni di ciascuno, e sieno in grado di esercitare una influenza efficace sulla formazione della loro mente e del loro cuore. Questo sistema (si dice dai difensori dell'attuale decentramento anarchico) avrà l'inconveniente gravissimo che, data la naturale e legittima predilezione di un insegnante studioso per una delle materie che gli saranno affidate, egli usurperà a beneficio di essa una parte dell'orario assegnato alle altre, e gli alunni porteranno nella società e nella vita un concetto inadeguato e deprezzativo intorno a quelle materie di studio che l'insegnante avrà trascurato. 21 Ma col sistema attuale, di quale materia di studio gli alunni non portano seco nella società e nella vita, non solo un concetto inadeguato e deprezzativo, ma la stanchezza e l'odio? Che c'importa che il maestro trascuri un insegnamento a vantaggio di un altro, purché alla fine dell'anno egli senta di aver fatto opera organica, abbia la coscienza, non solo di avere impartito una somma di cognizioni destinate ad essere o prima o poi dimenticate, ma di avere svegliate le intelligenze, e di averle agguerrite per nuovi studi e per nuove fatiche, di avere fatto dello studio e della fatica un desiderio, un bisogno, e non un peso sgradito e intollerabile? Da scuole cos1 ordinate usciranno senza dubbio alunni ignoranti di molte cose. Ma chi di noi non è straordinariamente ignorante? Quante colossali lacune non esistono, non che nella "cultura generale," nella "cultura speciale" del piu dotto e del piu geniale degli specialisti? E dalle scuole enciclopediche escono forse alunni sapienti? Ad una scuola che _con la pretesa di insegnar tutto disgusta gli alunni da ogni studio e raggiunge perciò l'effetto opposto a quello che si propone - a quest~ scu<:la,~on è preferibile una scuola che insegni poco, ma questo poco stringa m gruppi d'idee" indissolubilmente connesse, e lo radichi profondamente e incrol21 G. MARCHESINI in risposta all'articolo del Colozza sulla Coordinazione delle materie. 303 BibliotecaGino Bianco

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