Problemi di riforma scolastica enciclopedico, non scompare dopo l'esame come avviene nella nostra posticcia "cultura generale": la educazione intellettuale è un risultato duraturo, al quale i nuovi studt aggiungono, nuovi risultati, senza nulla distruggere del capitale acquisito, ma accrescendolo e variandolo. E non avremo nessun bisogno di moltiplicare le materie d'insegnamento con orart speciali. Tutte le discipline hanno tanti e tanti intimi rapporti tra di loro, che non è possibile insegnarne alcuna senza continui richiami ad altre. Se noi in un tipo di scuola ben definito stabiliamo pochi insegnamenti fondamentali, le cognizioni veramente necessarie di quelle discipline che apparentemente abbiamo escluse, nella realtà vi penetrano uguamente come corredo delle materie fondamentali. Vi sono parecchie materie che, insegnate con larghezza, potrebbero dare un sapere quasi enciclopedico, tanto da bastare da sole a ciascun grado della educazione d'un giovane. Non si tema, dunque, che sopprimendo in una scuola certi insegnamenti, la cultura ne venga a soffrire; perché le cognizioni veramente utili ai giovani di quella scuola troveranno da sé il modo di penetrarvi, e con questo vantaggio: che andranno spontaneamente a prendere, nell'insieme delle altre cognizioni, il posto che loro spetta.20 Basta che le nozioni si trovino nella cultura degl'insegnanti delle materie fondamentali: basta cioè che gl'insegnanti non sieno dotti di un solo libro, non abbiano uccisa in sé ogni curiosità estranea alla loro angusta specialità, possiedano essi quella "cultura generale," che invano le nostre scuole cercano oggi di comunicare agli alunni con l'opera sconnessa e oppressiva di molti specialisti privi precisamente di "cultura generale." Si pensi per esempio, quale continua ricchissima fonte di nozioni economiche, e sociologiche, e giuridiche, e artistiche e geografiche, può essere l'insegnamento della storia, quando sia- impartito da un uomo di cultura varia e generale, cioè da uno storico vero e non da un topo di biblioteca. Si pensi a tutte le parti che potrebbe sostenere nella scuola un insegnante di lingue classiche, che avesse cultura filosofica e storica e giuridica e artistica, e sapesse negli autori antichi vedere qualcosa di piu che gli ottativi e le costruzioni pregnanti, cioè un insegnante che fosse filologo sul serio e non un puro grammatico. Volete introdurre la storia dell'arte nelle scuole secondarie? Ottima idea in verità. Fate, dunque, che i professori d'italiano e di lingue classiche e moderne e di storia e di filosofia conoscano la storia dell'arte: quando la storia dell'arte sia elemento organico della cultura dei maestri, essa troverà da sé le vie per penetrare da tutte le parti nella cultura degli alunni, senza che vi sia bisogno di un msegnante specialista, cioè di un seccatore speciale. E quando saremo riusciti a organizzare la preparazione degl'insegnanti in modo da avere uomini interi forniti di larga cultura, e non sgorbi di uomini ricchi solo di dottissima ignoranza - la riforma degl'insegnanti è il cinquanta per cento della riforma scolastica - potremo evitare senza difficoltà lo sconcio di affidare ciascuna materia ad un insegnante speciale. 2° KIRNER, Criteri fondamentali, p. 238. 302 BibliotecaGino Bianco
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==