La riforma della scuola media degli espedienti didattici, col cui aiuto egli possa piu agevolmente raggiungere il fine. Al professore di matematica, per esempio, della scuola classica il programma non deve dire: "Voi dovete insegnare queste teorie, e guaj a voi se non le insegnate tutte"; al professore di storia non deve sciorinare una lista ufficiale di nomi e date e rivoluzioni e guerre, di cui deve essere imbottita la memoria dell'alunno. Ma al primo deve dire semplicemente: "Il fine del vostro insegnamento nella scuola classica è di educare i futuri cittadini della classe dirigente al rigido ragionamento deduttivo, mediante lo studio di quelle teorie matematiche le quali meglio vi sembrino appropriate allo scopo." E al secondo: "Il fine del vostro insegnamento nella scuola classica è di preparare i futuri cittadini delle classi dirigenti all'esercizio e al compimento dei loro diritti e doveri civili e politici, educandoli, mediante lo studio dei fatti storici che meglio vi sembrino appropriati, a sentire ed osservare la complessità della struttura sociale, la continuità del processo storico, la relatività delle istituzioni e delle. idee, i rapporti di casualità e d'interdipendenza che stringono fra loro i fenomeni sociali consecutivi e contemporanei." E cos1 per le altre materie e per le altre scuole. Questo sistema non esclude affatto che le amministrazioni scolastiche incarichino commissioni di persone competenti di aggiungere al programma vero e proprio di ciascuna materia e scuola, un insieme di istruzioni, le quali cerchino di facilitare al professore il suo compito, chiarendo bene i fini che egli deve raggiungere, indicando gli argomenti o gli autori piu adatti allo scopo, consigliando un ordine piuttosto che un altro nella trattazione della materia, segnalando i migliori libri di testo, e cosI di seguito. Ma il professore dev'essere sempre assolutamente libero di allontanarsi dalle istruzioni ufficiali per adattare nel modo che giudica migliore lo studio alle capacità, alle disposizioni, alle necessità mutevoli di anno in anno e da luogo a luogo degli alunni, a patto che egli conduca gli alunni al fine che il programma gli ha tassativamente assegnato. In una scuola cosI affrancata dall'incubo enciclopedico il professore di filosofi.a non crederà suo dovere percorrere a galoppo sfrenato in ogni senso il campo della propria scienza, risolvendo dogmaticamente in fretta e in furia tutti i problemi, che la mente umana da trenta secoli volta e rivolta senza risolverli mai, affinché gli alunni "sappiano la filosofi.a"; ma si renderà conto che suo ufficio è dare ai giovani il gusto dell'osservazione interna, scuoterli dal sonno del dogmatismo volgare, suscitare in essi una curiosità intelligente per tutti i grandi problemi del mondo e della vita: e si contenterà di proporre ai suoi alunni pochi, magari un solo problema fìlosofìco, ma si sforzerà di farne comprendere chiaramente il si~ gnifìcato ideale, spiegherà alle menti incuriosite le soluzioni escogitate_dai pensatori noterà il valore scientifico e pratico di ciascuna soluzione, discuterà i m~tivi per cui l'una debba preferirsi all'altra, e... non si lamenterà piu di avere uno scarso orario. E il matematico non salterà da un teorema 299 BibliotecaGino Bianco
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