Nullo Baldini nella storia della cooperazione

SERGIO NARDI molti soci si ritirano volontariamente. E Armuzzi minaccia le dimissioni da Presidente (58). Le assemblee si trascinano pesantemente da un anno all'altro, alla ricerca di soluzioni, fra accuse, appelli alla disciplina e richiami alla fede nell'avvenire. Ma quale avvenire? I braccianti sentono ormai che le cooperative, così come sono impostate e indirizzate, servono ben poco alla loro causa. Quando agli inizi del movimento i braccian~i erano meno numerosi potevano contare su 160-170 giornate lavorative annue in lavori di campagna, di cui circa 90 nella risaia, e su 30-40 nei lavori pubblici. Allora, incoraggiati, sostenuti e favoriti dal clima politico, con le cooperative riuscivano a controllare il mercato del lavoro per quel che riguardava il collocamento nei lavori pubblici che abbondavano. Così potevano elevare il loro salario e creare un equilibrio, sia pure a livello della mera sussistenza, nel loro bilancio familiare. Ora sono venute meno le circa 90 giornate lavorative della risaia, sostituite solo parzialmente da quelle necessarie per l'erba medica, e si spno ridotte le 30-40 giornate per i lavori pubblici. Alle 200-220 giornate annue complessive di un tempo ora ne mancano 6o-70. Accresciuti di numero i braccianti, diminuiti i lavori pubblici, scoraggiati e vessati dall'indirizzo politico della classe dirigente, il mercato del lavoro sfugge al controllo delle cooperative, le quali, per le condizioni economiche e politiche in cui si trovano, nulla possono contro la coalizione degli appaltatori. I braccianti si trovano così in balia del mercato. Neppure i prìmi sintomi della ripresa economica che si avvertono nel paese portan~ loro beneficio. . Dunque-~al fondo ·della crisi di occupazione che colpisce il bracciante non ·vi è solo la diminuzione dei lavori pubblici. Semmai questo è un aspetto secondario, data l'incidenza che essi hanno sul bilancio complessivo delle giornate lavorative. Gli è che profonde modificazioni strutturali sono avvenute nell'assetto produttivo della provincia nel corso, ormai di un ventennio, dalla data di costituzione delle prime cooperative. Le prime manifestazioni di queste modificazioni, già c1vvertite da Baldini nella lettera a Costa del 3 giugno 1887, si sono venute via via intensificando. (58) A.C.A.B. Ravenna, Libro delle adunanze degli azionisti, c1t., assemblea del 10 maggio 1895, p. 32.

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