Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

• - 6!2 - tutto riassumere, quell'incertezza sua, sia nel congiungere, sia nel disgiungere la terra da] cielo, la storia dalla favola, il miracolo dai fatti , Cristo da Telesio, il passato dall' avvenire, si che spesso si ignora se procede col nuovo mondo di Lutero o se lo obbliga a rientrare nelle barbare forme del medio evo. Quanta paralisia tragga la filosofia esperimentale di Campanelladall'ereditata teosofia cattolicaio non potrei esporvelo da questa cattedra, in questo momento; ma chiaramente vedete che se dichiara la necessità di prima abbattere onde poi edificare nulla abbatte in realtà , innocua è la sua face incendiaria, inoffensivo il suo martello da distruttore; la Chiesa conserva i suoi n1iraooli, i suoi santi ed anche i suoi alluçinati. Che anzi egli ne esagera i prodigj e crede non solo al papa ma a tutti i papi, non solo al Redentore ma a tutti i redentori, non solo alla Bibbia ma ai libri di tutte le religioni; egli vive tra le mattezze del genere umano e spesso la forza del suo genio sembra quella del delirio. Dite pure se volete che nella filosofia il procursore di Cartesio e di Bacone doveva rimanere nel1' indecisione impostagli dall'ordine dei tempi, ma nella politica, nell'utopia soggiace egli irremissibilmente al peso delle contradizioni italiane e gli è .conteso di essere superiore al fato che l'opprime. Egli più non può essere rivoluzionario come S. Tomaso, Dante e Macchiavelli che prendevano al rovescio le .instituzioni regnanti , più non gli è concesso di atterrare il Papato e la Spagna predicando la repubblica; se Io tentasse egli distruggerebbe l'Italia e andrebbe d'accordo coi protestanti. D'altra

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