Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 61{ - . moto che nel seno stesso de,ll'imperofaceva sorgere e adottare le dottrine con1unistedel Vangelo e della Chiesa, e che inspira ancora in oggi le utopie monastiche di ogni paese monarchico. . I difetti di Campanella sono grandi senza dubbio alcuno, ma dipendono tutti dall'essere egli nato in un paese detronizzato, tra· genti sconfitte, in un'ora nefasta.Egli fu quasi malefiziatodalla decadenza italiana. A questo malefizio attribuisco -1' imperfezione del suo me,todoche scorre alle superficie dell{}cose lasciandosi dietro l'intera mistagogia neoplatonica; a questo m~lefizio imputo la strana inconseguenza di predicarel'insegnamentodel senso riducendo quasi tutto l'intellettoalla sensazioneed adottandonel tempo stesso la teosofia antica, non solo nelle larvate sue astrazioni, destinate a rappresentare l'immagine dell'antica societào ad.indicare quasi le regio11ignorate della geografiadello scibile,n1acomeprincipioprimo di ogni moto, di ogni speranza, di ogni azione, di ogni utopia. .i\ questo malefizio deve il filosofodi Stilo di non. essere nè laico, nè profano, e neppure classicamentelibero comeDantee Petrarca, e di ac- - cogliere ciecamentecento superstizioni cattoliche e I pagane credendo agli astri e ·agli spiriti, non colla sterile fede di Pon1ponaccioe di Guicciardini, ma colla fede sfortunatamenteattiva, ardente, apostolica che trasporta le montagne. Di là quel suo perpetuo oltrepassare sè stesso con dati sopranaturali, quel suo esaltarsi, invocando, aspettando, profetizzando continui miracoli; quel suo parlare di Dio, degli angeli, dei demonj, di santa Brigida e dell'abbate Gioachimoquasi fossero i naturali compagni di Telesio, di Galileoe di CristoforoColombo; di là, per ,o

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