Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 613 - parte sostenendoil Kaliffato,continuando la vecchia tradizione rivoluzionaria che voleva, il despotismo cade d'accordo· col papa e colla Spagna e la sua utopia, se non diventa contradittoriaper sè stessa, rimane inutile nel moto della nazione. Benchè egli sia personalmente logico e coerente, benchè iniqui siano i giudizj di Giannone e del Botta, e. quantunque benissimodistingua il Campanellasulla carta le diverse fasi del suo invariabile pensiero, pur troppo lo spazio soverchiamente angusto lasciato dall' Italia alla sua libertà intellettuale ingenera tale confusione che si dispera di lui. Se nelle scuole possiamo paraganarlo a Platone che tracciava due repubbliche ideali, l'una di preparazione aU'altra, sulle piazze egli sembra amico e nemicodella Spagna, nemico e seguacedi Macchiavellied impaziente di realizzare il mille.nioa pugnalateegli lascia intravedere l'immaginedi Borgia sul suo Cristo venturo. La sua influenza diretta è dunque occulta come le spiegazionidella scuola, svapora in confidenze personali, in consigli prudenziali, in avvisi dati sottovoce ora al duca d'Ossona, ora al cardinale di Richelieu,e forse a Genoinoche sospettosuo compagno di prigione e che sette anni dopo la sua morte, stava mascherato nella camera di Masaniello, cui dettava gli ordini più incendiari contro la nobiltà di Napoli e il dominio di Madrid. La confusione invadepoi i suoi libri, le sue teorie, le sue stesse citazioni, dove affastellasanti e profetisenza sospettare la necessità di un esame comprovantele vere loro predizioni, dove Aristotile e Platone s' u:&tano ad ogni tratto coi visionarj del medio evo e dove vanamente si cerca la moneta correntedi un inutile •

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