- 607 - sarà l'ultimo a compiere il ciclo della tradizio1ie romana: · S. Tomaso voleva l'unità guelfa del pontefice, della spada spirituale; Dante voleva l'unità ghibelline!, l'unità della spada cesarea; Macchiavelli mira va a confidare le due spade ad un capo, che fosse nel medesimo tempo pontefice e re di una nazione indipendente. Campanella, stante la necessità di combattere e di sorpassare il nuovo progresso della riforma, generalizza la sintesi nazionale di Macchiavellie propone un re grande come gli antichi cesari evocati. da Dante e ~ome i pontefici desiderati dalla scuola di S. Tomaso. A questo re venturo, a questo pontefice universale confida egli le due spade e vince così ·ognipassato concetto immaginando la monarchia universale della scienza e dell'arte. Se esaminate poi l'ordine interno della sua utopià voi lo troverete ancora del doppio superiore a' suoi predecessori. Si limitavano essi al maneggio delle forme politiche, ora parlando della monarchia, ora della repubblica, ora di leghe, ora di controleghe, ora di armamenti, ora di mercennarj; e assorti nel rozzo giuoco de' più grossolani contrasti comuni a tutti i popoli, a tutti i tempi, poco si curavano della società -stessa sempre mobfle, sempre diversa. In ciò Dante poco differiva da S. Tomaso e Macchiavelli'dal Pè:. ·trarca; erano tutti grettamente politici. Con Campanella invece voi conoscete il moto della civiltà, ed equilibrate il protestantismo che riunisce i due poteri nelle più mfnute particolarità della vita -sociale. Qui più non si tratta di tracciare una monarchia universale, o una. monarchia nazionale, o una signorfa in -gétierale,·ouna repubblica iri astratto:
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