Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- o9t - dubbj, le incertezze del poeta si riducono ad obbie~ zioni d' onde la sua teosofia emerge semprepiù vittoriosa, immagina sempremille fe1icisoluzio_naii piil infelici capricci della DivinaCommediaed intravede di continuo un cielo sereno a traverso tutte le tragedie della terra. Quell'animaindomabilenon poteva dimenticare di essere un angelo in esiglioe si compiaceva a mostrare ogni individuo alle prese colla mutazione,coli~morte,collapropriaaberrazione,colle condizioni teosofichedella propria felicità, e il contrasto tra l' esperienza sempre tragica e la sapienza divina sempreredentrice, questa contradizione tra il senso e l' idea, tra lo sciocco egoismo e l' amore universale, gli mostrava mille scene di una innocua mattezza dove le più disperatevolgarità diventavano altrettanté prove dell'ordine supremo. cc Gabbia di >) matti è il mondQ,spesso dice egli, e , Il giuoco della cieca per noi fassi. , Ride natura, gli angeli e 'l gran sire, , Vedendo comparire , Della primiera idea modi infiniti, • Premiando a chi più ben sa fare e dire : • Se i nostri affanni son divini spassi , Perché vincer ti lasci 'l , Miriamo i spettator, vinciam le liti • Contro principi finti stravestiti. • Un giorno la sua vista vacilla e, .allucinata, gli mostra il mal genio; tosto la sua ragione ne trae la conseguenzache alla volta loro devono esistere gli angeli, e riconoscendo la furibonda discordia che divora da sei mila anni il genere umano e sembra inseparabile dalla vita, egli esclama, che vincerà la trina bugia, che non · invano Dio gli ha dato arti ,

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