Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 082tenterebbero invano di esprimere.Dinanzialla ragione il Panteon è una casa, un n1an~oleovale quanto un sasso, ed Achillepesa comeTersitenella bilancia delle entità; tutti gli oggetti hanno lo stesso diritto di essere: ma quando si desta in voi·Ia melodiadel bello, allora ogni cosa ha senso, valore, simmetria, attrattiva; razione diventa un dramma volgareo sublime, tragico o piacevole, e passate dalla prima all'ultima scena colla curiosità sempre poetica nella scienza come nell' arte, sempre divinatrice nel calcolo come nel poema. Campanella è poeta e per giunta, egli dice la verità. Diffatti,regnando il pregiudizio che i poeti fingonoe che la poesia si riduce ad un vano immaginare, egli si prevale di questo pregiudizio per manifestare verità che non avrebbe ardito affidarealla gelosa responsabilità della prosa. Di più egli rigetta ogni finzioneantica, sbandisce gli Dei della Grecia e le tradizioni mitologiche,nè più Yuoleche gli inesperti argonauti regninosul mondo esplorato da CristoforoColombo,nè più si parli di Giove o di Giunone che Galileoe Copérnicohanno scacciati per sempre dal cielo e dalla terra. Secondo lui la poesia deve essere nuova e inventrice come i tempimoderni, e scorrendo i suoi versi intendiamo la voce di un rive]atore. Che parli adunque, che scriva la sua storia, che noti d'ora in ora le sue speranze, i suoi dolori: le odi, gli inni, le invocazioni della sua Raccolta formeranno il suo giornale, ci daranno le sue memorie e spiegheranno la sua epopea, che anche qui la prigione sottometterà all'unità di tempo e di luogo. l\la chi è Campanella adesso che siamo librati sulle ali della poesia? Chi è, ora che tace la prosa

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