Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 583 - e parlano di Dei? Sarebbe forse il giovinetto che approdava a Napoli, e che entrato a caso in un' adunanza sentivasi improvvisamente filosofo? Sarebbe fo~seun domenicano come lo era a S. Giorgio, un professore, come lo sembrava a Padova, un predicatore come appariva a Stilo? Sarebbe forse un prigioniero del vicerè Spinelli o del Sant' Uffizio di Roma?Sono questi accidenti esterni, veli mondani, condizioni accidentali della vita di un mortale, il profeta è un angelo caduto dal cielo, uno spirito che giunge sulla terra e che si trova imprigionato in un corpo. . Fino dai primi versi non vi parla del mondo che vedete, ma di un mondoa voi sconosciuto;non pensa coi vostri pensieri, ma si ricorda del cielo d' onde è disceso, e v' insegna che le anime trasmigrano di corpo in·.corpo, di sfera in sfera; che Dio presiede a questa· rotazione universale dei destini; che la Provvidenza infinita assiste ogni individuo, ogni popolo,ogni mondo,ogni stella; che la giustizia eterna presiede al menomomotodella creazione; che _ tutte le cose sono in relazionesimpaticale une colle altre; che tutte vivono, il sole comela terra, l'uomo come il sasso; che tutte chiamate ad una felicità sempresuperiorealla presente, salgonola scala senza fine che Giacobbe vedeva poggiata alle porte del1' empireo,e che da ultimo non vi sono condannati, nè eletti nel mondo perchè tutti vivononella giustizia divina. Sono queste le parole che sfuggono all' impeto primo del poeta, voglio dire dell'angelo, ancora inspirato dalla patria assente. Poi si accorge che non è in cielo; che se egli è figlio del senno e di sofia ...

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