Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

• - 570 - del re, se commette in suo favore la centesima parte ùei delilti da lui suggeriti, se sorpassa lo zelo di più fanatici consiglieri, se vince alla corte ogni partigiano della pace, delle transazioni, delle liberlà, delle tra-- dizioni, delle autonomie, se più regio del re ingrandisce la monarchia in modo da sacrificarle ogni nemico, ogni oppositore; in qual modo non vi si troverà egli imprigionato? Come mai potrà egli staccarsene ? Colla religione. Egli non ha punto alienato la sua libertà, e fino dalle prime pagine della !.fonarchia ispanica egli ha prestabilito la sua defezione. ~ Si persuada, dice egli al Sovrano di Madrid, che il • tempo dei re è cessato, giunta è la fine delle quat- » tro monarchie. Gioachimo,Dante, Petrarca l'hanno • dichiarato; Lattanzio e Tertulliano l'hanno predetto; » dopo gli Assirj, i Greci, i Romani ed i Gerinani • come mai fondare un nuovo in1perosulla terra? I » vostri popoli vi sfuggono, i vostri predecessori vi ~ mostrano la decadenza del vostro potere, e la Spa- » gna è perduta, a meno che l'angelo suo non la » soccorra confidandole provvisoriamente il governo » della terra nell'aspettativa di una prossima rivolu- • zione. » Rimane adunque inteso che la monarchia spagnuola non sarà una monarchia, che sarà momentanea, che farà guerre transitorie, conquiste, leggi, instituzioni inani, che sarà un'azione e non un do- . . In'IIllO. Ravvi di più. La conquista sua deve compiersi coll'alleanza del pontefice, e quanto più si estende tanto 1naggiorisono le concessioni chieste dal Campanella in favore della Chiesa.: ad ogni regno che scon1pare .negli abissi della Spagna, una parte morale della stessa monarchia cade negli abissi del Papato. Il re

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