- 567 -· precipizio; passando dalla religione alla politica, il pendiosi faripido,l'atmosferagrossolanae il maneggio delle pesantissime formedell'unità e della centralizzazione lo strascinano ad un'inevitabile caduta. La sua stessa coerenza, la stessa fedeltà con cui segue le rapide deduzioni della dialettica fanno ancora più doloroso l'urto suo contro ogni legge morale. Egli vuole runità ispanica, dunque egli deve procedere come i Ro1naninel Lazio, in Italia, nel mondo, atterrare ogni ostacoloopposto dall'indipendenza,dalle autonomie, dalle federazioni, spianare ogni città ribelle, esterminare ogni regno insorto, annientare ogni capo indocile, fosseegli pure sacro con1eun profeta e grande come un ~lessia,e il filosofocalabrese trasportato dal de1nonc della logica scrive il lihro De Monarchiahispa?1,ica, dove della filosofiache cela e della rivoluzione che comprime nel proprio cuore; altro non rimane·se non la smania dell'espansione geograficae l'iperbole di un dominioequivocantetra la fratellanza serafica di tutte le nazioni, e non so qual satanico despotismodel re cattolicoche impone al globo ispanizzato i costun1i,le leggi, la lingua di Madrid. Non vi fu mai cortigiano in1pazzitonè ca.puccino colla testa stravolta dall'ascetismoche immaginasse un più gran numero di usurpazioni, di stragi, di perfidie e di conquiste a profitto di un uomo. Secondo lui Carlo V~ a malgrado di tante ricchezze e di sì gran nome, ha lasciato tutto a fare ai suoi sùccessori;non ha imprigionatoLutero, non ha spenta la riforma, no11ha mantenuto FrancescoI nelle carceri di à1ladridn, on ha preso per sè l'Italia; la Francia gli si è elevata contro, e l'imperomusulmanogli •
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