Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

• - 535 - rienza proclamata dal filosofo calabrese e a nome degli stessi suoi dettami di storia naturale, che se giunge l'ora della morte per ogni religione,se ogni fede è destinata a sprofondarsi negli abissi dell' incredulità, se i suoi oracoli devono tacere in faccia ai clamoridelle scuole, se i suoi libri devonoessere chiusi in presenza dei fisici deliberati a leggere il solo libro della natura, l'ateo non sarebbe in tal caso più forte di Dio? La negazione più potente del1' affermazione? L'incredulità non trionferebpe pur sempre della fede? Ogni chiesa non sarebbe forse condannata nascendo a ritornare in polvere? Ogni .santificazionenon sarebbe forse destinata a subire inevitabili profanazioni? Antivedeva Can1panellala vostra obbiezione; il merito dc3ipensatori consiste nel non lasciare··ad altri l'onore della critica; il suo, in particolare, slava appunto nel lasciare libero il corso ad ogni demolizione esperimentale;ma risalendo di nuovosul tripode questa volta s'innalzava a tale altezzada far ammutolirelo stesso buon senso. Se molte e contradittorie, dice egli, sono le religioni, se giunge l'ora in cui ciascuna di esse è destinata a perire soprafatta dalle eresie, dagli scismi e dalla filosofia,se ogni sacerdozio finisce avvilito e straziato dai tiranni e dalle plebi, se Dioè sacrificato, immolatoaltrettante volte,quante egli s'attenta di nascere per stabilire la concordia fra i mortali, .I' origine e la fine delle religioni non è abbandonata al caso, ma rimane alla volta sua nelle mani -di Dio. Perchè quando l'empietà giungendoagli ultimi estremi fa tacere gli oracoli antichi, quando cadono le umane società nell'agonia del dubbio o nel delirio delle sedizioni, quando il cielosembra vinto,

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