Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

... .- o!i - » una vita laboriosa, casta e vigorosa. Qui non si dà ,. ricapito a' banditi, non ricetto a' ladri, non favore > a' malcontenti di alcun principe. Qui alla guardia • delle rocche, delle porte e della terra stanno i » 11ostricittadinimedesimi, i nostri vicini stessi non l) sanno bene addentro la felicità d1 questa repub-· » blica, i lontani neppur la conoscono per nome. >) Cosìoscuri agli altri viviamocelebri a noi soli. • Non esita il Zuccoli ad opporre la modesta sua repubblica alla orgogliosacelebrità di Sparta. « La » povertà di Sparta, dice egli, venne dalla legge in- » trodotta, la nostra si tira dietro la. legge. Sparta » col crescere disordinava i registri del suo governo, » la repubblica nostra, perchè non pub crescere, si » mantien ferma e·.stabile nella sua buona costitu- » zione.Colàl'educazionede' giovaniera troppo aspra, » perchè faceva di mestieri ritirarli con duro morso » dai piaceri e trattenerli con violenza in esercizj ,, di soverchio gravi e laboriosi: qui l'asprezza del » sito, la strettezza del luogo, la penuria delle de- » lizie li rende senza 1nolti sforzi savj, robusti e » continenti. In una parola, Licurgo imponevauna » eguaglianza forzata coll'impedire i guadagni e le >> spese, ma i nostri avi col soloprovvedere che uno » non potesse crescere di soverchiotra gli altri, ven- » nero anche a trovare il rimedio che niuno avesse » a morir_ed'inopia. Laonde io mi affaticoa rendere » celebre questa città, e se essa vuole che le regole ,> del suo governo stiano occulte quasi misteri di » Cerere, io le paleserò come se fossero cerimonie » di Bacco. » Lo scrittore·di Sanmarino ha pubblicatoanche un viaggiopnetico nella repubblica di Evandria, e rac- •

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