- alO - narj d'Urbino, dopo di aver traversato quasi da conquistatori l'epoca terribile dei condottieri e l'altra più pericolosa dì Carlo Quinto, sopravissero a tutte le peripezie ulteriori. Ora questo cantone svizzero, trasportato quasi dai venti sul monte Titano, trova alla fine il suo scrittore in Lodovico Zuccoli, che ne celebra le virtù campestri contraponendola alla ducale Urbino da lui considerata come una fastosaBabilonia, dove si lamenta di avere passati nove anni di malavventurata servitù. Ma lasciata la corte si ritirava egli nella sua terra nativa e scorrendo le sue pagine, la mente si riposa dalla tensione politica,si dimenticaogniRagion di Stato, ed io vorrei leggervi per intero la sua apologia de1l'eguaglianza sanmarinese, perchè sarebbe quasi un obbligo per la scienza l' inclinarsi dinanzi alla morale che fugge i palazzi. Non posso però astenerrni dal darvi l' ultimo suo riassunto. « Questa che vi ho descritta in idea, egli dice, è » quasi in prova la nostra repubblica , dove tutti » siamo assolutamente poveri,ma tuttavia comodi,la » più parte rispetto alla semplicità del viver nostro; » dove il poco ne pare assai, perchè non abbiamo >> da impiegare il molto; dove si usa cortesia del >> -suoperchè la scarsezza del denaro non ha potuto >> intro~urvi nè la tenacità del proprio, nè l' ingor- >> digia di quello di altri. Qui non vengono forastieri ~ a corrompere i nostri costumi, non mercanti a in- » tradurvi delizie, non banchieri a distruggerci coi » cambj, non artefici vani a farci innamorare di fra- » scherie, non ciarlatani a vuotarne le borse, non » medici a snervare la sanità. La nostra gioventù, » priva di occasioni di darsi alla lascivia, vive di
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