- ti12 - conta che l'avolo suo materno, essendo stanco delle guerre d'Italia, dopo aver consumato inutilmente la sua vita, ora al servigio dei Veneziani, ora degli Sforza, vedendo caduta l'Italia per ignavia dei proprj principi, e per colpa dei proprj popoli, andò in Asia, in Africa, e poi capitò un giorno presso i popoli sconosciuti dell'Evandrla. Ma l'esule a~eva sempre dinnanzi agli occhi l'immagine della patria e l'Evandria non è se non l'Italia abbellita, ingrandita, rassicurata, divisa in un minor numero di parti, munita di più difficili confini , resa più ampia da una forma più circolare ed unita in un sol regno elettivo e costituzionale, dove annue magistrature rinnovano di continuo l'atmosfera sociale e dove i tribunali, senza torture, spediscono in quindici giorni ogni· processo. Una sol lingua spiega a tutti le arti e le· scienze, senza i misteri del latino e senza il tragico giogo delJa Ragion di Stato. Un terzo scritto di Zuccoli compie \n certa guisa la descrizione, dell' Evandria _con una critica che la distin_guedall'altra isola di TomasoMoro.Non avendo egli alcuna preoccup~zione inglese e poco calendogli di combattere le milizie regie, lo spirito militare, la nobiltà feudale·e tutti i congegni del despotismo dei Tudor, solo egli pensa a guidare i suoi naviganti in ·1nodo che approdino ad una vera Italia, monda dai vizj a cui certo non pensava l'utopista inglese. Quindi egli rimprovera a Tomaso Moro di non aver parlato del n1ododi creare i senatori, i sacerdoti, i generali i tre i.strumenti viziati della politica italiana; quindi _egli biasima lo scrittore inglese per aver organnizzata la guerra a confusione, per così dire, della guerra sì necessaria agli Italiani, e da ultimonon avendo di •
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