Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 506 - >) testimonj, dice egli, non si curi il cittadino di met- » terio in vista :àel popolo. >> Lungi da Genova, sulla frontiera del regno di Napoli, havvi un'altra repubblica antichissima, celeberrin1a, un tempo centro di lumi e di sapere, e anche in oggi riputata a causa de' suoi archivj; io parlo di Montecassino, repubblica di frati, che nell'era di Gregorio VII e delle città libere sotto i vescovi, aveva le sue lotte religiose e giungeva qualche volta a reggere la stessa santa sede. Pure da Montecassino si volge lo sguardo verso Venezia e si approfitta della distanza per dirla più bella. et Parmi di vedere, » esclama l'abate Sgualdo, quella tanto più dìsiata, » quanto meno praticata città di Platone, sotto al bel 'I) cielo d'oro di Saturno, nella quale, coloro che re- » gnano, sono altrettanto superiori di natura e di genio » · agli uomini, quanto questi d'intelletto e di ragione >) agli animali bruti. >> Secondo Sgualdo Venezia è l'erede della fortuna degli Assirj, dei Pecsi, dei Macedoni, dell'Egitto, di Atene, di Sparta, di Cartagine e le augura una carriera infinitacome il tempo. cc Vivi (sono » le sue parole), potentissima Repubblica, figliuoladi » Giove, madre di eroi , regina del mare, sale della » terra, sole del cielo politico. » Questi elogi però _noncadono che sulla parola: Repubblica; non vanno al di là: e per spiegarsi più chiaramente, Sgualdo finge un viaggio nella città immaginaria di Lesbo , dove, lasciati gli uomini che possono sdegnarsi, ei dice intero il suo concetto. Ed a Lesbo non vuole il Consiglio dei Dieci, non la Camera perpetua delle · seicento famiglie, e neppure l'inquisizione di Stato, o gli avvedimenti per tener bassa la plebe; al contrario, egli crede necessario di allargar il gran Con-

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