. - 505 - . . nulla giova senza la parola, e la parola senza la stampa, e la stampa senza gli avvisi, le rirrninerazioni, ·ie compartecipazionistabilite dall'u.so e dalla corruzione? Ne derivano altre assoluzioniche amni-. stiano il ricco e lasciano passare l'usura. Il medesimoragionamento si applica alla potenza, e per potenza civile noi intendiamo, come dice giustamente il Ceba « tutte quelle aderenze che_pervia » di parentado, di amistà, di dominio,di servizio,di , uffizj e di benefizj, e di qualunque altro legame, »· rendono gli uomini nella città sì fattamente pode- » ro$i, che non è quasi cosa che cada loro nell' a- >> nimo di desiderare alla quale, o per un mezzo, o » per l'altro, infallibilmente non giungano. » Questa definizioneesclude"·perfino la possibilitàdi a1nmettere la potenza tra le· qualità del vero cittadino; tanto farebbe l'accordargli la facoltàdi rovesciarele assemblee, di far mentire la legge, di carpire le dittature, di rovinare la patria, calpestandocolla forza degli amici, dei parenti, del credito, del denaro, delle fazioniogni più sacra instituzione.L'uomotroppopotentedeve esigliarsi, imitando Licurgo che. morivatra ignote genti per risparmiare a Sparta Io scandalo di un cittadino più autorevoledella Repubblica.Maancora una volta, che farete voi senza credito? qual sarà il valore della vostra parola, se scuote, se agita, se muove a sdegno la plebe e se nel tempo stesso la vostra riputazione non la difende e non obbliga la moltitudine al rispetto? Ne consegue che anche qui Ceba esita, ondeggia e si contradice dandovi il permesso di esser potente, colla sola riserva di non rendere palesi i mezzi stessi coi quali si acquista il potere. « Tutto ciò che si potrà fare in questa materia senza
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