Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

' . dizioni, dalle abitudini superiori del comando,daJla cortesia immedesimatac,ol sangue? Credetevoi sempre indifferente alla folJa, il vedere nomi oscuri o chiari, alla testa dell' imprese o nei rischj , fbssero pure pecuniarj deJio Stato?Quindi il Ceba soggiunge nella stessa pagina una piccola restrizione che distrugge la regola: « ed in certe-occasioni, dice egli, ~ si deve fare stima grandissima dei cittadini che )) discendono da chi ha fatto qualche notabilissimo » beneficio alla repubblica. " Dunque a n1onte l' eguaglianza. Istessamente non manca egli di scatenarsi contro i ricchi, che la morale dei filosofi non tratta meglio della morale del Vang~lo. Secondolui « sono essi ol- )> traggiosi coi popoli, delicati nel vivere per far n10- · >> stra della lorofelicità; arrogantinelle opinioni, impa- » zienti dell'imperodegli altri, e se le ricchezze loro » sononuoveper ignorar l'uso di esse, sono moltopeg- >) giori degli altri; sono moltopiù bisognosi delle cose » superflue, che non lo siano i mendichi delle cose >> necessarie, e la sollecitudine,le angoscieche sosten- )) gono nel continuo ammassare e risparmiare, mo- » strano chiaramente che ogni altra opinione, che » di esser ricchi, è quella che essi hanno di sè rne- >> desimi. » Ottimamente;ma che farete voi senza capitali in una società, dove quasi tutto si compra e si vende , dove il nome d'ogni inventore si perde confuso nel fracasso dell'industria e del commercio, dove r oscura virtù non giunge nemmeno ad esser nota a chi la rispetta, dove ogni impresa deve esser grande per proporzionarsi allo stato, dove ogni trovato deve innestarsi nella tradizione di una complicata industria per esser utile , dove il pensiero a

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