Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- !,186 - lasciano processionalmente-le lagune; i francescani seguono i gesuiti; la Chiesa divieta di celebrare la messa, e la Spagna si agita per avvalorarel'anatema pontificio.Ma anche qui il Sarpi fern1a il 1notocattolico, !'interdetto più non vale ad atterrire le genti, tutta la popolazionecontinua le cerin1o~iedel culto in onta di Roma, come se il ponteficenon le avesse rese inani al cospetto di Dio.Senza che vi sia un sol protestante nella Repubblica il doge minaccia alla Chiesadi separarsida lei ilnitando .i popoli della nord; e, chi cede alla fine? la grande repubblica del cattolicismo senza che Venezia sacrifichi un solo diritto, senza che neppure essa voglia accorgersi di essere ribenedetta dal pontefice. Più tardi i cospiratori della Spagna, diretti dall'ambasciatore Bedmar, sono impiccati, annegati, pugnalati a centinaja, senza che iJ Consigliodei Diecisi degni di rivelare la cospirazione, senza che un cittadino chieda çonto della n1isteriosastrage? Tutti ringrazianoDio di avere salvata la Repubblica. Dove trova Fra Paolo la forza di operare tanto prodigio? Nella ragione presa nel senso il più elevato e considerata nella sua invisibile essenza; nella ra, gione, dico, non attuata in un sistema, non fatta filosofia od eresia; non religiosa o irreligiosa, non ortodossa o eterodossa, non credula, non ironica, non dipendente nè da un principio naturale, nè da un fatto sopranaturale, ma tranquillamente contemplatrice della farragine degli affari, delle leggende, delle instituzioni, degli usi, dove pur sempre brilla qualche scintilla di vero, e d'onde quindi rimanendo inosservata dagli adoratori degli Dei,può nondimeno scuoterli e produrre quel disinganno provvisorio o

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