Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 482so qual aria da 1nedioevo ingentilito spira nelle sue pagine e ne dissimula lo squallore; 1nala sua scienza, forse utile a Fano od a Fossombrone, non ha rapporto con Venezia , il cui n1erito fu sempre di non avere nè guelfi, nè ghibellini, nè vescovi in piazza, nè case incendiate. - Non posso neppure tener conto del fanatico Crasso, le cui note sul Giannotti sono scritte con sdegni non giustificati dall'importanza delle sue idee. Due genovesi fanno l'apologia dell'aristocrazia veneta in odio della democrazia che li infastidisce nella loro città nativa, e sono il Canonieri erudito ciarlone che abbiamo già notato tra i tacitisti e tra gli scrittori della Ragion di Stato, e il Bonfadiocondannato al rogo come sodomita perche odiato come politico. i\Ia i martiri non sono dottori, e quando il Bonfadio dice, il governo veneto ordinato,pacifico, forte, stabile, facile, non esce dalle vaghe generarità, e anche l'infelice Ferrante Pallavicina decapitato ad Avignone, chiamando Venezia 'lln sole tra i pianeti, ci lascia tra le tenebre del Paruta e del Bottero. Nessuno aveva soddisfatto all'istanza della Ragion di Stato, nessuno aveva detto perchè Venezia fosse felice sotto i Tre, i Dieci e i Seicento,prospera senza armi, libera senza elettori, orgogliosa senza cedere in faccia all'Italia; ma la prima, la vera replica alla reazione generale dello scrittore piemontese si trova alla fine nell' Opinione di Fra Paolo Sarpi , come abbia a governarsi internamenteed ester1Ja1nente la repubblicadi Veneziaper avere il perpetuodominio. Io so che alcuni critici recenti mi fermano qui , nell'atto stesso che io intendo di progredire col Sarpi, e mi dichiarano esser apocrifoquesto scritto, della \

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