Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- - 4:80 - suo con1n1ercio,fonte inesausta di ricchezze, al suo disari110,che sopprimendo i capitani indigeni 1e risparn1iavale lotte di Silla e di I\1ario, ai suoi n1ercennarj che prezzolati le davano a contanti le provincie di terra ferma d' onde poi traeva nuove ricchezze per allestire le sue flotte, alla sua aristocrazia, che ]a sottraeva ai moti inconsulti della plebe, e da ultiino al rigore delleleggichepunivanoirretnissiùilniente i delitti coniniessicontro lo Statoe la niaestà della repubblica. Questeultin1eparole che vi ho citate testualn1entein1plicano la giust.ificazionedell' intruisizione dei Tre e dei Dieci, e compiono il sottinteso pensiero che tante declamazioni classiche e macchiavelliste contro la corruzione del comn1ercio,la forza del denaro, l'incertezza dei mercennarj, la debolezza delle conquiste, l'incontinenza delle signorie italiane e l' in1potenzadi uno Stato senza libertà e senza monarchia 111eritanodi essere sottoposLead un'attenta revisione. , Ciò non dimeno l'apologia del Bottero, superiore senza dubbio a quella del Paruta, è ancora troppo vaga nclìe sue asserzioni, troppo 1netaforicanel suo paragone tra Roma e Venezia, troppo inconcludente e aln1enotroppo implicita nella sua conseguenzasulla ·possibilità di opporre il commercio, il disarmo, l' aristocrazia e l' inquisizione agli innun1erevoli casi della fortuna. Non si vede punto nè perchè siasi ordinata "\ 7 enezia al rovescio di tanti altri popoli, nè in qual modo si adoperi alla propria grandezza in faccia all'Italia, nè quali arti la rendano in1mobile a dispetto del tempo o le permettano di con1piere le proprie rivoluzioni sotto l'apparenza de ll'iminobilità. Bottero non risponde alr istanza emergente dal

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