Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 4:79 - ,, e contesa, dice egli, che la repubblica romana e la ,, veneziana a tutte le altre repubbliche dell'universo >) delle quali si abbia per istorie antiche o per re- >) lazioni moderne notizia, si debbano di gran lunga » quella per la militare, questa per la civile disci- • plina, quella per l'ampiezza,questa per la stabilita » dell'impero anteporre. » Egli preferisce però Venezia, e la sua diffidenza per le battaglie, le rivolu• zioni, le vittorie ed ogni agitazione n1ilitare e conquistatrice, lo porta a notare che « se Roma si » estende colla rovina delle vicine città, Venezia al » contrario protegge quelle rovinate dagli Unni e >) ·dai Longobardi; se Roma apre l'asilo ai banditi, » Venezia diventa·.al contrario, l'asilo di tutte le più >) opulenti famiglie; questa non minaccia i vicini, >) ma li soccorre; non va dalla terra al mare, ma » dal mare alla terra; non procede colle risoluzioni >) improvvise, ma col temporeggiare; non si svolge » passando dalla aristocrazia alla democrazia,ma al » contrario passando dallo stato popolare ali,aristo- » cratico; 1) ed al primoVenezia,secondo il Bottero, non si estendeprevalendosidelle divisioni del Lazio, non fa sempre più ampio il suo cerchio, schiacciando le piccole città dei Sanniti o degli Etruschi, ma « bensì affrontandocon ·unica sapienza la vasta ,, mole dei due imperj d'Oriente e d'Occidente, ed • » ultimamente i Turchi, ai quali non avevano potuto » resistere nè gli imperatoridi Trebisonda, nè quelli » di Costantinopoli,nè i soldani dell'Egitto, nè i re » della Persia e dell'Ungheria. • A quali cause dobbiamo noi dunque attribuire la sapienza dei Veneti 'l Secondo il Bottero,alle sue ricchezze, che la rendevano ·sì dissimile da Sparta; al

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