Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 478 - le seduzioni della vita; qual rapporto tra la monastica laconia dai guerrieri taciturni, dal vi vere ascetico, dalla povertà sistematica, dai conviti della miseria, dalle feste sanguinose, e Venezia tutta comn1ercio, droghe, indigo, fiori, gemme, balli e maschere? Qual è la moderazione dei Veneti che si -estendono in Oriente e in Occidente? E qual è la forza loro a Bisanzio e in Lombardia, dove la loro avidità rimane sì inferiore alle loro falangi'-? E co1nevantare la loro eternità contro Roma che sepelliva tutti i popoli antichi e sopravive a tanti Stati moderni? E in qual modo sovrasta la sapienza dei Tre, dei Dieci o dei Seicento a quella dei Pontefici, dei Cardinal i e della Chiesa? Sovrasta a causa di un grossolano errore del Paruta, il quale non vede della Chiesa che lo Stato temporale e non l'immensa repubblica de' suoi arcivescovi, vescovi e prelati, signori del mondo, sempre neutrali, perchè estranei ad ogni al tPo interesse tranne quello della Chiesa, unico nel suo genere e sempre superiori agli accidenti del governo temporale di Roma stessa, di cui soffrono l'inferiorità per esser poi superiori a tutti i principi della terra. Dopodi aver passata la sua prima età equivocando tra il platonismo ed il peripatetismo, lo scrittore veneto traeva l'ultima parte della sua vita equivocando tra Venezia e Sparta, tra Ja repubblica romana e il gran Stato di Roma, tra l'impero spirituale dei papi e il loro temporale governo, e la sua apologia, frutto di metafore laboriosamente accumulate, rimaneva inferiore aJl' opera che otto anni più tardi lo stesso Bottero pubblicava allà volta sua, applicando il suo sistema alla repubblica veneta. Ve ne leggerò due righe: « Egli è fuor di dubbio

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