Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- - 477 -. colla prigione questo pessimo avvedimento.Dicopes• simo per la ragione che col fare appello straniero, l'ultimo chiamato rimane, ed è cosa contradittoria che un estero possa creare l' indipendenza nostra; quanto più grande è il servizio che rende, tanto più grande è il dorninio che stabilisce. Tale è Ja fatalita comune a tutti i popoli che cercano un liberatore oltre i proprj confini. I pontefici vollero semprel'indipendenza, perchè nessun regnante amò mai esser don1inato; ma siccoine per raggiungere lo scopoloro aizzavano l'una contro l'altra ·1epotenze dell'Europa, cadevano in un circolo vizioso cli moti, nel quale le loro vittorie non eraJ?-Oitaliane, le loro lotte erano quelle delle invasioni rivali, e se si continuasse ad ondeggiare in sì _tristialternative non sarebbe nen1meno concesso all'Italia di scegliere più tardi il proprio conquistatore. Io vi ho esposto intero il Paruta. ·Potrestescorrere i suoi volun1inosiscritti, non vi trovereste una sillaba che oltrepassi queste idee. Ma voi sentite che non risponde all'istanza nostra, non risponde all' interrogazione della Ragion di Stato, non presenta un quadro veneto degno di essere contrappostoalla Sainte-Barthelemydi Parigi, alle guerre cattoliche, alle crociate contro i cristiani. Perchè, lo ripeto, la inquisizione dei Dieci, · dei Tre? Perchè la serrata del gran Consiglio? Perchè nessuna libertà , nessuna democrazia? Perchè questo Stato è felice, sicuro, ·invidiato, mentre riunisce in sè tutti i vizj degli altri Stati, Spiegatelo,·il · Paruta intoppa ad ogni passo. Quando vuol farsi grande coll'esempio di Sparta dimentica che Sparta era appunto ordinata in odio alla pace, alla quiete, ai ~ piaceri, alle ricchezze e a tutte •

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