- 471 ~ Signori, ciò più non vale nell' era presente ; sian10 in faccia alla Sainte-Barthelemy,in mezzoalle guerre di religione, e il classico principio di cedere o di resistere alle sfere seguendo o combattendo le plebi, più non risponde oramai alla severità dei tempi. Dicasi adunque, come mai una città nel fango, sotto l'inquisizione, senza elettori , senza libertà; senza proprio esercito , poteva sfidare l'Oriente e vivere sicurissima quasi fosse la Francia o l'Inghilterra; in altri termini, si risponda alla istanza di Giovanni Bottero, lo scrittore della Ragion di Stato. Qual è la ragione di Venezia? Il primo a risentirsi dell'intin1azionedata all'Italia dallo scrittore piemontese che capovolgeval'arte del ì\facchiavelliapplicandola non più a dirigere le rivoluzioni, 1na a con1batterle, è GiovanniParuta, un patrizio, un senatore, un procuratore, un uomo che adora la sua patria sopra ogni cosa, e per giunta la · religione co1nesè stesso. Scrittore diffuso, prolisso, di un'interminabile lungaggine ne' suoi sviluppi, fastidiosissin10nella sua verbosità, egli trae però dal suo patriottismoe dalla propria pieghevolezzail vantaggio di ricevere, quasi fossemolle cera, lo stampo del Bottero, che lo obbliga a dargli la risposta di una teoria. In verità egli non discute n1ai collo scrittore piemontese, ma la sua vita si divide in ·due parti : la parte della sua gioventù e quella della sua vecchiaja. Nella prima egli vive innocente sulle lagune e scrive sotto l' influsso del suo cielo; non pensa ancora alle condizioni generali dei popoli, il Bottero non ha scritto ancora la sua Ragion di Stato. Qul voi trovate uno scrittore candidissimo che applica quel
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