Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

• - 469 - Bagdad, l' abitante di Costantinopoli, il pontificio, il tedesco, ognuno possa liberan1ente stanziarvisi e , 1 ivervi in un carnevale perpetuo; metta pure la maschera al viso e cospiri se vuole tra le dissolutezze, in mezzo ai balli, a profitto de' più lontani signori. Ma voi direte: daremo la libertà, la quale sormonta ogni ostacolo, sfida ogni sedizione e sciogliegli eserciti dei cesari a non1e dei popoli. Togliamoadunque anche la libertà ai nostri cittadini, sottoponiamoliad un Consiglio di dieci inquisitori, fortifichiamoquesto Consiglio con un tribunale superiore di tre gindici occulti, proibiamoad ognuno di parlare, moltiplichiamo le spie, e sa~anno le pene terribili ed ignote a maggior spavento di tutti. Che se sperate che almeno supplirò alra libertà co1la democrazia, rendendo gli abitanti tutti eguali, tutti contenti, disingannatevi, o Si~ori, rHìuterò l'eguaglianza, limiterò la grande assemblea, farò la serrata del gran Consiglio,ne interdirò l'accesso ad ogni nuova famiglia; la città sarà infeudata di padre in figlio a seicento patrizj; il resto sarà plebe e le provincie saranno trattate quali conquiste. • Io credo che queste non siano le vostre idee, che un Romolo, che un Teseo, un legislatore chian1atoa dar leggi ad una società nascente non avrebbe mai voluto nè la capitale nel fango, nè lo Stato disarmato, nè i cittadini ineguali, nè gli individui inquisiti; in una parola, nè un doge senza autorità, nè una Camera senza elettori, nè una inquisizione senza limiti. Tale fu pare Venezia, che visse tredici secoli sulla sua base. vacillante, si difese contro i suoi piì1 potenti nemici , assistè vittoriosa ai funerali dell' impero Bizantino, riportò nuove vittorie contro l'impero '

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