- 46~ - ». qualche polizza da loro scritta, poi andare al prin- » cipe nemico e cercare di ucciderlo, poi tentare » quello scampoche si può, oppure morendo lasciare .,,fama di sè, ed obbligarecosì il suo principe a rial- • zar la casa fino al cielo. » Voi vedete qui il ri· sultato dell'antica tradizione dei banditi e dei condottieri; vinta e distrutta, all'istante stesso di svaporare, essa appesta l'atmosfera ed anche convertito, sottomesso e fedele vi fa ribrezzo il condottiere. Per l'Anonimo di cui parliamo nessuna differenza poi tra il politico ed il brigante, egli stesso lo dice più di una volta e tra le altre quando chiedesi « se » il principe debba non solo perdonare a quelli as- >) sassini che si sottopongono a lui volontariamente, >Y ma ancora servirsi del l' opera loro; « e la risposta sua è affern1ativaper la ragione che » tra un • Tamer]ano e un assassino ( le sono parole sue ) - » la differenzasi riduce a questo, che il primocon » maggior sfarzo di genti occupavaregni e congrandi » armate rubava. il mare, dove l'assassino con poche • genti si sforza di fare quelle cose che può , an- » corchè siano vili. » Merita di far seguito al Furbo un altro scrittore ·parimenteinedito, l'Abate OlivetanoOraffi, teologo del principe Rinaldo cardinal d'Este. - Viddi il suo manoscritto nella Bibliotecadi Parigi, e sapete, o Signori, qual è la prima massima di questo ecclesiastico? Forse che tutti gli uomini sono fatti per amarsi ? forse che tutti siamo eguali? No, la sua massima è che tulti siamo fatti per regnare, sebben per legg~.del cielo regnino solo i principi, dunque a tutti è lecito serivere e discorrere del fine per il quale tutti siamo fatti. ' . ' •
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