. . » privati mormoravano essi ancora di chi reggeva, » e poi , fatti anche loro signori , divenivano tanto » peggiori che n'era uscito proverbio: che i cittadini • di Firenze avevano un animo in piazza e un altro » in palazzo. » Nota poi il Pagliari l' utilità di disubbidire qualche volta ai superiori nell'interesse dei superiori stessi e cita Mercurino di Gattinara, che rifiutò di sottoscrivere la capitolazione di Carlo V con Francesco I, del cardinale di Prato che non volle firmare la lega di FrancescoI col Turco e del cardinal Commendoneche nou seguì le istruzioni di Roma dinanzi al~a dieta germanica, cosa per cui fu dal medesimo pontefice affettuosamente ringraziato di mano propria.·Ma qui Tacito vien applicato alle funzioni subalterne. Alcuni anni dopo Boccalini,un gentiluomosanese, di nome Lelio Marretti, scrive tre grossissirnivolumi col titolo di Ricordi politici, e pare che questacongerie di riflessioni diverse abbia goduto di qualche credito, avendola noi trovata inedita nel1a Biblioteca imperiale-di Parigi e nella Magliabecchianadi Firenze. Non manca il Marretti di quella pungente maldicenza che sparge tante attrattive sulle verità le più trite e volgari; non manca neppure di quell'addottrinamento che permette d'ingolfarsi e di orientarsi sempre con facilitàtra i più complicatiproblemi dell'astuzia. Ma quanta differenza tra il Roccalinied il Marret_ti r Il primo sì facile, sì· condito, sì spontaneo; il secbndo sì timido, sì ossequioso, sì deliberato a prend~re la propria temerità del riflettere per farne base di una illimitataobbedienzanell'interesse della fortuna sua. Dirà per esempio che i principi sono
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