' l 1 - 448 - gorio XIII, in Urbano, in Innocenzo strapazzati da Sisto V ? Presiede l'odio alla successione dei ponte-- fici, e lo stesso Nerone ammaestraPaoloIII nell'arte di moltiplicare le angherie, le in1posteed i balzelli. Perfino le buone qualità di alcuni cesari giungono gradite nel pontefice GregorioXIII, e ci piace d' intenderlo quando sollecitato ad aprire un processo contro un libello, dove accusavansi i suoi nipoti, risponde: « conosco io di accuse peggiori e vere e • che sarebbero state tante gioje in questo libretto· • benissimo scritto, perchè imparino i miei nipoti a )J condursi meglio. » Ma non sentite voi Tacito, anche quando sta per parlare Pasquino? si ride, ma colla convinzione di nulla poter innovare tra i popoli corrotti. Gli scrittori che vengono dopo Boccalini vi sembrerànno sempre pallidi, sbiaditi, io norr posso esagerare la loro importanza, voi potreste ignorarne il nome senza ignorare idea alcuna. .Mibasti quindi di cilarYene alcuni per n1ostrarvile varianti della Scuola Tacitista. Pagliari, gran servilore del cardinale Aldobrandini sotto PioV, ammira la dissimulazionedi Tiberiocome un' arme che anche gli inferiori possono utilmente impiegare ritorcendolacontroi superiori. « Miricordo, » dice egli, sotto il N. 167, di avere veduti in Rorna )t prelati tanto umani e officiosi n minoribus che era ~ universalmente bramata da tutti la loro grandezza, )t alla quale non sì tosto arrivavano, che fatti di- » versi da sè stessi non che da quello che prima » erano, si poteva dire buonamente di loro quello )t che già disse il popolo firentino de' suoi cittadini ,. in tempodella repubblica, i quali mentre erano tra
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