Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- ~47 - tolico, la cui fisonomia per un effetto d~ luc~ si riflette su tutti i suoi vicerè; ora scorge le -superstizioni egizieche rinascono nelle insurrezioni fiamminghe, dove il buon senso si confonlte colla pazzia. Ora ravvisa l'adulazione antica ripristinata negli Italiani che adottano le mode spagnuole, i titoli di eccellenza, di magnificenza, di grandezza prodigati agli ·uomini ·più vili. ~la se la nausea, sta sul punto di sorprendere il lettore, e se giunge l'istante. che prelude aHanoja, l'inaspettato paragone tra i cesari e i papi, rinnova la vena e ringiovanisce !"allegria.Biasimate voi Tiberio eh~ fa trucidare Germanico?Avetetorto, se i papi non avessero trucidato gli Orsini, i Colonna, i Baglioni, i Vit~lli e cento signori non avrebbero potuto ritornare da Avignone a Roma. Vi pare odiosa la dissimulazione~ei cesari? « Quanti cardinali prima » di giungere al papato fanno le· prove di Ercole • per mostrare le virtù che non hanno, ed occultare i » mancamentide' quali si conosconoricchi; ma giunti » al soglio, si lasciano cadere la maschera dal volto ~ e sono pure conosciuti. » Vi sembra forse truce il silenzio di Tiberio ? È quello di SistoQuinto,che interrogato dall'ambasciatore di Spagna a che pensasse rispondeva: « penso se devo farvi lanciare giù da » quella finestra. » Il servilismo_anticonon rinasce forsé nel pontefice AlessandroVI, che, ancora cardinale, si prosternava in ginocchiodinanzi al cardinale Ascanio Sforza, mentre questi era alla seggetta? Non. rinascono forse le inimicizie tra i cesari in Pio IV che proscrive i Caraffa,parenti del suo predecessore, in Pio V odiatore di Pio IV, in GregorioXIIIavversato da Pio II, in Sisto Quinto maltrattato da Gre- ,

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