- 446 - innumerevoli·sono i santi delle altre menoscabrose profession i. Boccalini fern1aTacito fino dalle sue prime parole: - UrbemRomam principio Reges habuere. - Che re! esclama il satirico romano,-che regno! Romolo era capo di una repubblica, sorgeva in mezzo a.innumerevolirepubbliche.Espulsi i re, sussistevalo stesso governo repubblicano,e rare erano le monarchie in quel tempo coine adesso le repubbliche. Affinchè non rin1angadubbio sull'opinionedel satirico di Loreto intorno alla decadenza moderna, egli dice apertamente, « ove sono gli uomini idioti sono regni, )> monarchie; dove sono letterati e grandi ingegni, , vi sono le repubbliche; » e ogni suo ossequioper i potenti della terra, ispanici o italiani, fa scherzosamente intendere che sono altrettanti Turchi, Moscoviti o Tartari; che se pajono eterne l'e monarchie, se disanimano i più alteri spiriti col)'imponente loro sussiego, il mondo non di meno si muove, concta mortalium incerta, dice Tacito, e eon brillantissimo impetoBoccalinimostra i principi più felici in1provvisamente precipitati nelle più tragicheperipezie,Ugo- . lino da Pisa, Ecelino da Romano, Bajazet, Cesare Borgia, mille eroi della fortuna caduti nell'abisso; e quanto è difficile ai re il guardarsi dalla morte! Attenti dunque, o principi, soggiunge allegramente il Boccalini,·guardatevidai funghi, dai finocchi, e nel leggere qu~ste parole siamo noi inteneriti , perchè mentre così parlava di veleno beveva egli stesso la 1norte. Sarebbe difficile il mostrarvi, o Signori, in quanti modi le scene moderne si riflettano nel suo Caleidoscopio Tacitiano. Ora egli vede Tiberio nel re cat- •
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==