L'UNIVERSl'fÀ LIBERA 283 rice~uta, si specchiava sull'acqua tranquilla, sulle superfici terse del vetro e dei metalli nobili, come oro, argento, acciaio o bronzo. Bisogna notare che gli Elleni usavano una sola parola, fos, per designare una luce e un individuo. Quando ci si bagnava in un lago soleggiato, si aveva la soddisfazione di contemplare la propria duplice immagine, l'una in scuro, l'altra in chiaro. Come non attribuirsi una duplice natura, l'una incline al bene, e l'altra al male, l'una alla ragione, l'altra alla follia, quando nello stesso tempo si ved0eva sè stesso in luce e in oscurità? -Ma l'uomo mostra soltanto il contorno dell'individuo, una forma sempre mutevole, laddove il riflessb dà l'immagine viva. Immagine inversa, tuttavia, immagine d'una assoluta fedeltà, ma con un non so che di cambiato. Certe persone molto sensibili, più numerose di quel che non si creda, - anche belle, - provano una sensazione sgradevole, un vero malessere nel vedersi in uno specchio, e non vi si gnardano volentieri. A parte queste -eccezioni idiosincrasiche, gli specchi, indipendentemente dal loro ufficio come « Consiglieri delle Grazie», come si diceva alle nostre nonne, sono il primo lusso di una casa che ingrandiscono con poca spesa, fanno più vasta e aerata, che r.allegrano con la loro luce: vi recano un po' d'ideale, l'arricchiscono di un mondo che è ad un tempo quanto v'è di più reale e ,di più fantastico. Ecco dei bambini che, per un quarto d'orà, si mostrano cattivi e disobbedienti: Liii fa il broncio e piagnucola, Totò fa le smorfie ... La mamma li prende, li porta davanti allo specchio, li mette di fronte alla loro immagine: « Vedi, Lilì, tu fai così. - Totò, guarda come è brutto Totò! ». • I Giapponesi fanno dello specchio l'emblema del sole, del: l'intelligenza divina, e della coscienza pura. Di un professore molto stimato dalla nuova generazione, si narra che conducesse, all'inizio della· sua vita di studente, una vita assurda e dissipala. Al boulevard Saint-Michel, a Parigi, una notte scendeva la scala 'del caffè della Source, con la testa fumante d'alcool. Si reggeva ancora in piedi, poteva mettere i nomi sulle figure; tant'è vero che, incontrandosi naso a naso con un giovanotto scapigliato, con gli abiti scomposti e trascurati, con l'occhio torvo, il passo titubante, lo riconobbe, e apostrofandolo col nome di sè stesso, gli disse: « Ah, brutto ceffo! Sei dunque tu il cucco della mamma! Sei tu il figlio di quel padre che laggiù s'affatica a lavorare perchè questo disgraziato s'avvoltoli nel vizio e nell'ignomin1a ! Va, piccolo sicocco, va, ignobile ubriacone! Barcolla fino al tuo bugigattolo, smaltisci il tuo vino! Ma a partire da domani, non berrai più che acqua! » Non ci farà meraviglia sapere che gli specchi sono strnmenti 111agici al 1nassiino grado; rHenuli indispensabili in 1nolte ceri-
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