L'università libera - 1925 - Anno I - n. 9

270 L'UN I V E R SI T l L IBERA implicitàmente gli stessi moralisti della scienza, intitolando cosi i loro scritti. Quanto è vano inserire, sotto questo titolo, « l'istinto sessuale », delle •minacce contro la vita, contro i mezzi che sceglie a suo talento per perpetuare la vita eterna! Osar dire all'istinto che s'inganna, è una pretesa della ragione, ma poco ragionevole; la ragione non è che una spettatrice che enumera e cataloga delle attitudini, che la sua essenza stessa le vieta di comprendere. Il popolo, sì, il popolo del XIX secolo - o del XX . secolo - che si stupisce al passaggio di un eclisse e ne applaudisce il « successo » (lettere dalla Spagna ce lo hanno attestato), crede che la Scienza abbia la sua parte nella bella disposizione del fenomeno. I nostri decreti contro l'istinto vitale potrebbero benissimo illudere il popolo della Bcienza, ma non i veri osservatori, la cui saggezza non vuole superare una parte di per se stessa tanto difficile. ' Tuttavia si possono ottenere le deviazioni. Separando i sessi e ammucchiandoli in luoghi chiusi all'epoca della prima effervescenza genita~, si ottiene a colpo sicuro la sodomia e il saffismo .. I Romani coltivavano già queste tendenze nei conventi di Vestali e nei collegi di Galli; noi abbi alno singolarmente perfezionato le loro istituzioni con le nostre caserme e i nostri convitti. È certo che la persona che sceglie di l?assare esclusivamente la sua vita con persone del suo sesso, manifesta per ciò solo delle tendenze particolari che devono essere rispettate, ma è forse obbligo dello stato di favorire e anche di far nascere queste vocazioni, e sono scusati quei moralisti che, forse senza misurare la conseguenza dei loro desideri, domandano regolamenti che approderebbero necessariamente allo stesso risultato? Ogni attentato alla libertà dell'amore è una protezione accordata al vizio. Quando un· fiume si sbarra, straripa; quando una passione si comprime, devia. Buffon aveva una donnola che, privata della sua .compagna in carne ed ossa, assaliva una femmina dcs Curicux », 4, Rue de Furstenhcrg. Paris, iÒ cui le due protagoniste, figlie d'un secolo meno ipocrita forse del nostro, cantano a piena gola le gioie deJl'amore, senza veli e senza falsi pudori; e scavalcando pregiudizi e consuetudini, non riconoscono neB'amore altra morale che l'istinto, ch'è la c:tralteristica dell'individuo, e pongono senza esitazione 1a proposizione ftrdita suaccennata: voluttà e 1uce, onestà e tenebra. Questi colloqui ... vituperc\·oli, non privi, tuttavi.a, di qualche pregio, non fosse altro che per la loro franchezza spregiudicata e· per la vivacità che li anima, ci dimostrano ancora, se ve ne fosse bisogno, come l'amore, in ogni tempo, è sempre stato insofferente di leggi, di norme e di morali, e com,e ha saputo in ogni epoca e luogo tutto ciò scavalcare, ad· onta dei demagoghi della mo1•ale e dei mnceratori della carne.: questi colloqui, dico, farebbero forse rttro,slrò o eortnmento lndignA1'e ittt Bortolo Belotll, pudlhoMo deputnlo ai pdtln111011to• sutnrd ,l'u110• l'ollt1ca del Costume~, Milano 1924, N, d, i,

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