L' u N I V E n s I T l L I n F. n A 255 Questa prospelliva d'una durata senza fine sorride alle razze ancora piene di vigore vitale. Le intelligenze ingenue hanno fretta d'agire e di sentire, anche senza misura; i giovani, credendosi capaci d'elerne delizie, hanno sete d'immortalità. L'eroe degli Scandinavi, il loro favorito, il magnifico e terribile Thor, aveva scommesso di vuotare il contenuto di un corno di enormi dimensioni. Mentre beveva e beveva, gli altri dei ·bararono - ciò che succede talvolta -; misero il corno in comunicazione col mare. E il bravo Thor beveva s·empre: già calava il livello delle acque del mare, quando gli allegri compagni credettero opportuno di desistere dal brutto scherzo. Molti es!iltati credono d'appartenere a questa razza divina, credono d'esser veramente capaci di bere alla coppa eterne voluttà, senza mai stancarsi, gridando sempre: Ancora! Ancora! Non è questa l'opinione d'altri uomini che, vivendo sotto un sole più caldo, in un ambiente in cui la vita è più intensa e le passioni più ardenti, sannò bene che l'intensità della sensazione è in ragione inversa della sua durala. Gl'Indù non si lagnano che sia stata loro data un'esistenza troppo breve. Al contrario. La durala senza fine, in un circolo sempre ricorrente d'avatar e di metempsicosi, non la desiderano, e anzi ne hanno timore; filosofi e profeti l'hanno impòsta. Questi ricominciamenti li tormentano e li ossessionano. Essi hanno ascoltato l'eterno gemito dell'onda che si frange contro la· riva e si diffonde in bianca schiuma: - O mar-e azzurro, hanno chiesto, perchè il tuo lamento doloroso? E il mare ha risposto: - Sempre la mia onda si frange contro la riva, sempre si diffonde in scliiuma. Ed io la formo di nuovo, perchè ancora e ancora vada a frangersi. Vorrei che sbiancandosi e gemendo un'ultima volta, svanisse per sempre! Abbastanza ho battuto le rocce d·ella mia riva, abbastanza ho urlato tempesta, abbastanza navi ho fracassato e annegato marinai. Vorrei finalmente riposarmi. Ma io non finirò mai, mai, ed ecco perchè mi lamento! Allora l'Indù riflette: l'onda s'annoia di battere, e la roccia d'esser battuta. Così, io dovrò essere l'onda, e poi la roccia. Passerò dalla marca crescente alla marea calante, e dalla marea calante alla marea crescente. Bisognerà andare dal principio alla fine, e la fine è un incominciamento. Sempre dal desiderio al godimento, e dal godimento alla sazietà. Sempre l'amore chiama l'odio, e il delitto il castigo ... E poichè la pena consiste in una vita di riscatto e d'espiazione, cerchiamo di vivere una vita esente da desiderio, da passione e da peccato. Facciamola meritoria, questa vita, per guadagnarci il Nirvana, il Nirvana e null'altro. Pratichiamo la virtù, e la castità, e la carità e il sacrifi-
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