L'università libera - 1925 - Anno I - n. 8

1.'UNIVERSITÀ LIDE1\A 253 ginano che data l'assenza d'esseri viventi, il silenzio .regni su queste asp;e altezze. Ma i monta_n~r_i sanno che quell'h~1mobi~ lità non è che apparente. Immob1h 111 apparenza, questi flunn di ghiaccio rombano in cascate, precipitano in· valanghe. - I vostri sensi ottusi non percepiscono nè il rumore nè il movimento _ tanto peggio per voi! Da lontano, vi capita di prendere una cascata per una ret-e di neve o per un nastro di raso sul busto della montagna. Sebbene stiate sguazzando sul ghiacciaio, pure ne siete troppo lontano per indovinare che cosa succeda. Ma noi, dicono quei montanari, noi sen.tiamo rumori sordi, lontani fracassi. Nelle profondità, le masse fr-emono e s'agitano, salgono e scendono, fanno pressione, si pigiano, rotolano, schiacciano. II ghiacciaio lavora, e lavora come molte fucine, tritura il pietrame e l'espelle, si pulisce. Altrove le anime si affinano, boUendo in caldaie, ardendo in fornaci. Qui s'epurano con successive congelazioni, sino a dodici, se è necessario. Ritornate nuove e fresche, assumono la trasparenza del cristallo, attraverso il quale la luce diventa iridescente. Sono allora pronte per rinascere, e quando durante un battesimo le bambine domandano da dove è uscito il fratellino, si risponde che Casperlé, il campanaro, l'ha riportato da un crepaccio dell' Aletsch. Le Povere Anime arrivano da tutte le parti, si sprofondano nel ghiacciaio, e ne escono a squadre quando c'è terremoto, o quando vanno in peUegrinaggio ai santuari del Buon Dio o della Santa Vergine. Le loro processioni, nel dialetto locale, sono designate col nome di Gralziige, o Marcia degli Spettri, e hanno pure il bizzarro appellativo di «Sinfonie». Furon viste riunirsi in folla intorno ai picchi del Vietscher, del Lauter e dell'Ober-Aar; le loro linee serpentine, grige e brune scivolavano sui bianchi nevai, radevano i ghiacci verdi e azzurri, superavano, come una nuvola, i chepacci e i precipizi tenebrosi. II lor movimento uniforme e regolare contrasta con le sfrenate cavalcate del Gran Cacciatore, che si precipita· attraverso l'aria, con gl'impeti furiosi delle M•esnies Hellequin, con le cariche indiavolate della scorta del re Ugane. Negli equipaggi di caccia il corno lanciava il suo richiamo. Latravano i cani, ululavano i lupi, grugnivano i cinghiali, sagravano e bestemmiavano gli uomini. Qui, appena si distingue come un sussurro di foglie, agitate da una brezza. Sono murmuri e sospiri di rosari sgranati, d'oremus brontolati tra i denti. Ed altresì un bizzarro cicaleccio, strepiti interrotti, gi·aculatorie malcontente, piagnucolose o sghignazzanti. Talvolta un ronzio d'api, ·voci lontane e sussurranti che s'alternano con flauti distanti e il rullo di tamburi abbrunati. Strana. sinfonia, bizzarro spettacolo quello della processione delle Ombre al ghiacciaio d' Aletsch ! • . • Altrov•e, si dice che le anime dei morti si mischiano agli

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