L'università libera - 1925 - Anno I - n. 6

L1 UN I V E R S I T l L IBERA 189 /enkoenig, in inglese Hellking, in dialetto normanno Hellequin, è il Dio della ì\Jorte. Hellkoenig gira per la terra, va e viene, prende chi gli pare, bimbo o vecchio, uomo o donna, e lo spedisce nel regno tenebroso. Ordinariamente colpisce le sue vittime ad una ad una; ma quando opera in grande, facendo la guerra, la peste o la fame, som1glia all'uccellatore che spinge nella rete un volo d'uccelli per massacrarli. Allora il Cacciatore Nero, il Grande Uccisore d'uomini si chiamerà Alessandro o Cesare, Attila, Gengis o Tamerlano, assumerà il nome di quei terribili Re ed Imperatori, che massacrano popoli interi, abbattono città, fannQ sanguinosi macelli e compiono le grandi cavalcale della Morte. « È la gente d'Harlequin ! » È Harlequin in persona! Già parecchi anni fa Paulin Paris azzardava l'ipotesi che la Bande Hellcquine avesse dato il nome al cimitero d'Eliscamps, presso Arles, che alcuni derivavano dai Champs-Elysées, ma che _ egli spiegava con Aleschans, Hell's King. E Jean-Jacques Ampère ebhe la sagacia di accostare Hellequin ad Harlekin, e specialmente ali' Arlecchino bergamasco, vestito e mascheralo di nero. Ecco \ma bella sorpresa! Così le arlecchinate, queste amene buffonate, furono una volta un mistero religioso! Cosi si cambiò in divertimento ciò ch'era staio materia di spavento? - Sì, si mutò la propria paura, paura malta, in amenità, smorfie, e scoppi di riso. Gli Etruschi d'un tempo avevano rappresentato il loro tremendo dio della morte come un gigante armato di una pesante clava con cui spaccava i crani. Questa clava, i frivoli Bergamaschi e quegli ameni Fiorentini la trasformarono in una leggera spatola che prese in n\ano quel birbante di Arlecchino. E nascosto dietro la sua maschera nera, Arlecchino guarda lo spettacolo che gli offre la gente che va e viene, segue con sinistra ironia gli attori• della commedia umana: - Ecco il signor Pantalone: vecchio giudice, veslito di scuro, di mezza età, imbecille e avaro, egoista accanito, piccolo borghese sino alla punta delle unghie.' Ecco il nostro amico Pierrot, il figlio di papà; è vestilo di bianco, come le sue malizie. Ingordo, vile e ladro, finge d'essere imbecille e lo diventerà se ne avrit il tempo. Ecco Colombina in gonnellino rosa, sgambettando con le sue gambe fini e svelte: è la viziosa e incantevole Colombina. E quel sornione di Arlecchino arriva alle spalle. S'insinua, rovista di qua e di là, lugubre e buffone, il suo occhio illumina la maschera di velluto. Paf! Arlecchino colpisce Pantalone. Paf! Arlecchino colpisce Pierrot. Paf! Arlecchino colpisce la povera Colombina. Paf! paf! Arlecchino colpisce lutti, Arlecchino non ne manc:-i 11110, non ne rnanrheri, una: lutti, tutti passeranno di Il. Non abbiamo fatto che sfiorare l'argomento, che interessa i poeti e gli artisti, e anche i filosofi.

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