L'università libera - 1925 - Anno I - n. 6

190 L'UNlV~RSITÀ LIBER/,. Abbiamo visto tanto da poter comprendere come nascono, come si formano e si sviluppano i mili, ed anche come finiscono. Si presenta un'idea abbastan7,a viva per produrre una immagine. La prima figura ne genera di nuove, altre si succedono e si so, 1rappongono, seinprc più ntunerose: si ani1nano, entrano in movimento, si condensano e si terminano in dramma. Immaginiamoci un caccial6re d'altri tempi; ha perduto or ora la sua compagna, la m:adre dei suoi lìgli. Ancora ieri essa era cosi gaia, così viva e animala, balzava come una biscia al• traverso i cespugli ... Eccola che giace, rigida e fredda. La i110rle le ha scoccata una freccia ben mirata. La Morie ... la Morte! Ecco una terribile cacciatrice che non manca mai un colpo! E il cacciatore paragona le varie morti alle diverse modalità della caccia. Vede la terra come una riserva di selvaggina; al mondo non ci sono che cacciatori e cacciati. Il leone caccia diversamente dalla tigre. - Ogni assassino ha il suo metodo spe· cialc: lupi e volpi, cani, gatti e sciacalli. Il coccodrillo ha i suoi particolari modi d'agire, il pescecane i suoi; parimenti la trota e il luccio. L'aquila, il falcone, il nibbio non agiscono come le rondini, le cicogne, i pellicani, o cormorani, i mari.in-pescatori. Il ragno ha il suo sistema. Ed ecco che viene l'uomo, l'uomo il Gran Cacciatore, quello che sa e fa tutte le perlìclie. Scava fosse che ricopre cli foglianie; ora si nasconde e resta immobile sollo un travestimento, ora corre e salta; impania, trafora, taglia, ammazza, schiaccia .... Quale varietà d'armi e di ordigni! Come la Morte, come la Morte! Le sue vittime, egli le abbatte ad una ad una, con l'astuzia e con la pazienza. Oppure le mas_sacra con fracasso e furia, le spinge nelle battute verso le immense reti. Sempre come la Morte, come la ~[orte! Una metà della fauna mangia l'altra metà. L'uomo si pasce di mille prede e, a sua volta, il Dio della ~forte si pasce della moltilucline umana. Il Vecchio Assassino uccide e 1nangia, mangia e uccide la sua preda, non interrompe d'uccidere che per mangiare, non interrompe di man. giare che per uccidere. Quando la caccia non fu più il solo o il maggiore mezzo d'csi· stenza, si trovò per la ~[orte altra materia cli paragoni. Così, in un'epoca rclalivan1enlc recente, l'Europa cristiana non riusciva a stancarsi delle " Danze ~lacabrc ». Nell'anno 1424-, proprio cln· ranlc i disastri della guerra anglo-francese, i Parigini se ne diedero la parodia al cimitero degli Innocenti - certo, avevano scelto bene il luogo -, e mostrarono ai duchi di Bcclforcl e di Borgogna una Danza della Morie con una magnifirn maschc. rata. Per due o lre secoli si guardi, eo11triste cliletto Thanalos presiedere al gran ballo della vita. La ~forte, direttore d'orchestra, segnava la baltula alla quadriglia d'onore formata dall'Im·

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