ELIA REOLUS LE CREDENZE POPOLARI LEZIONI SULLA STORIA DELLE RELIGIONI IV. IL CADAVERE E IL SUO USO. SOMMARIO. f,: più potente nl mondo la Vita o la Morte? I primi stregoni decisero che In morte è più potente della vita. I primi dei furono gli dei della Morte. Con l'osso, la parte più resistente del corpo, si fanno le reliquie. Esempi d'ossi magici. Il cranio come coppa e marmitta. Raschiature di. crani. Le teste profetiche. I cadaveri di sovrani sono potenti feticci. - Le dita della mano. - La polvere d~llc tombe e i detriti di cimitero. l\fagnelismo degli ogg~lti che hanno toccato un morto. Il becchino e il boia. Le carni vcngon ritenute sede delle passioni e della vita animale. - Il cannibalismo per pietà. La teofagia. -- 11 corpo mangiato per intero o in parte. Ogni organo ha la sua speciale virtù. La farmacopea primitiva. La salsa cadaverica, il '!ervc1lo, il grasso, il sangue. - La magia e la Heligionc restano insepara~ bili in virtù della comune origine. Quei fanciulli che sono i Selva,ggi e i Primitivi amano far delle domande come queste: « È pii, polente al mondo l'acqua o il fuoco? il vento o il fulmine? il martello o il coltello? la bestia o l'uomo? il nostro capo o l'amante del capo?"· Tra gli antichi stregoni, alcuni più sapienti - gli antenati degli scienziati - furono di questo parere: Quel che c'è di più potente al mondo è la vita. Rammentiamo di sfuggita che questa parola deriva da una radice che, tra i Greco Latini, nostri ant·enali intellettuali, aveva il significato fondamentale di virilità e di virtù, cosi is, vis, vita,° vir, virlus. - La vita, dicevano i primi pensatori, è la manifestazione di una Forza comune a tutti, animali e piante, posseduta anche dal ferro ,e dalla pietra, dal vento, dall'acqua e dal fuoco. Adoriamo la vita., adoriamo la fonte delle esist·enze ! - Non ci siete, obiettarono i maligni, antenati dei dottori in divinità. Quel che c'è di più potente è la Morte che abbatte !a Vita. Adoriamo la morte, signora di tulle le cos·e ! - È ben ragionato! - decretò il suffragio universale. - La Morte ha il sopravvento sulla Vita. E la morte fu considerata come una vita al di fuori della vita. Fu questo il grande equivoco, il paralogismo-iniz:ale, il principio degli errori in cui il mondo s'impantanò per migliaia d'anni, e s'impantana sempre. Si attribuì alla Morie una personalità eccezionale, una esistenza_ a parte. E tutti gli altri Dei furono schierati al suo seguito, funzionarono come suoi luogotenenti e procuratori. Uccidere divenne l'attributo della ·sovranità. L'uomo che aveva ucciso il maggior numero d'uomini era il più invidialo e il più ammirato, il pii1 glorioso epiteto che si potè allora dare a un dio,
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==