L'università libera - 1925 - Anno I - n. 4

Un capitalista moderno \'i è chi sostiene che Henry Ford è un incolto e che il libro che qui intendiamo commentare non è stato scritto da lui. Questo potente industriale nord americano, secondo costoro, non sarebbe altro che un fortunato che oggi vuol approfittare della sua fortuna per impancarsi a genio e dettar leggi di esperienza commerciale e di successo a tutto il mondo. Non ci sono forse i giornali umoristici del Nord America che usano schizzettare questo re dell'industria automobilistica mentre legge il giornale capovollo? Tullo questo, però, non ha per noi grande interesse perchè intediamo semplicemente osservare l'uomo e la sua opera come risultano dal libro, e commentare. Henry Ford è un capitalista moderno, esponente tipico e ge~ niale di una /orma mentis che, ·data l'origine, può dirsi avanzata, forma mentis che invece di limitare la visione della vita economica e sociale dentro angusti confini di gretto conservatorismo, spinge lo sguardo più in là per abbracciare campi sempre pii1 vasti. Nato nel 1863, oggi non può piit essere elencato nei giovani, ma l'opera sua venne iniziata negli anni rosei e progredì attraverso una tenace attività costruttrice: da agricoltore a piccolo meccanico a ingegnere a grande industriale. Positivista per eccellenza, non si è mai lascialo trascinare nel mondo dei sogni astratti; padrone di una enorme forza di volontà, s'è fissata una mèta, L'ha perseguila e l'ha raggiunta. Oggi pu_ò cantare villoria cd il suo nome corre per tu lto il mondo. Certamente il suo « concetto di lavoro » non collima con quello di moltissimi industriali del mondo latino. L'industriale Ialino è ancora legato alla vecchia tradizione feudalista, vede il mondo chitiso ·dentro i confini della sua azienda e giudica che lo scopo della sua azienda non è che quello di guadagnare: guadagnare molto e col n'linimo sforzo. Perciò non disdegna la speculazione. • Henry Ford si stacca nettamente da questi principi. Egli sostiene che lo scopo principale di qualsiasi lavoro è quello di render dei servigi ai propri simili: l'umanità ha molti bisogni da soddisfare, ed il lavoro di tutti ha appunto lo scopo di soddisfare questi bisogni. Per-ciò, secondo il Ford, la speculaz,ione non è lavoro: la speculazione non rende dei servigi ai propri simili, ma rende difficil,e lo scambio e la distribuzione dei prodotti a danno dei produttori e dei consumatori. L'industriale latino ama accovaciarsi pigramente sotto le ampie ali dello Stato. C'è una crisi? una difficoltà? uno scoglio da superare? Provveda lo Stato. Cosi si forma e va consolidandosi lo Stato paternalista col suo pesante bagaglio di favoritismi e di protezionismo. Ford, invece, è liberista: scopo dello Stato non è quello di fare o di proteggere degli affari: lo Stato pensi alla sua funzione politica ed il cittadino pensi alla produzione. D'altronde

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==