L'UN°lVERSITl LIBERA 73 siero e la volontà decadono insieme per l'azione corrosiva della vita? Ecco i nemici del secolo XVIII a schernire il razionalismo cd adagiarsi nello scetticismo che sbocca nella filosofia dell'autorità o nel pragmatismo che sbocca nello storicismo alla Guicciardini o nel cattolicismo della Restaurazione. La crisi spirituale di oggi è una crisi di volontà. Stanchezza del pensiero, che si chiama e si giustifica come crisi della scienza, fallimento della ragione, ecc. L'Illuminismo ha erralo come educazionismo, ma affermando un intimo rapporto Ira il pensiero e la volontà ha visto bene. La libertà non è che il potere di ohbedire alla ragione, che è base di cgni progresso individuale e collettivo. La libertà si fa interna, cioò diviene, solo vincendo gli istinli, gli impulsi, le passioni, cioè l'irrazionalità. Non vi è divorzio possibile. in senso assolulo, tra pensiero e volontà. Ognuno di noi trova, come il Racine, due uomini in se stesso, e potrebbe dire con S. Paolo: « il bene che io voglio, io noi fo; ma il male che io non voglio, quello fo ». Ma quel uoglio sta per uorrei. Poichè se volessimo realmente agiremmo conformemente al nostro desiderio di azione. E noi vorremmo, cioè agiremmo, se l'idea fosse intera, fosse non uno schema, ma un'idea-forza, ossia un"idea talmcnle viva da trasmutarsi, necessariamente, in alto di volontà vera: in azione. Quali siano i rapporti tra l'intelligenza e la volontà, dal !alo genetico, lasci:.imo agli psicologi ed ai fisiologi stabilire, poirhi· la comparsa e lo sviluppo di questi due modi dell'essere psichic0 si compiono: Come precede innanzi dall'ardore, Per lo papiro s11s0 un color bruno, Che non è l!ero ancora, e il bianco more. l\la se lasciamo l'inlelligenza cd il volere nel profondo seno dcll'indislinlo psichico, possiamo const:.itare, qu:.indo la determinazione si effellua nella successione: Penso, voglio, agisco, che non vi è volontà senza pensiero, e che la volontà è libera solo in quanto coscienza di sè. Il bisogno muove gli animali in una sfera rigida, mentre l'uomo è mosso da bisogni sempre maggiori. Egli vede il meglio, e, se ha la gioia del possesso, a quella subentra presto per lui la noia, sì che egli non si acqucla. Nell'uomo, quella tendenza allo sforzo che si riscontra anche negli animali, :.issumc forme sempre più complesse; dall'irritarsi del fanciullo contro il suo compagno di giuoco che non sa nascondersi o corre non abbastanza forte, all'adulto che affronta il mare o il deserto o la montagna per la gioia di dominare la n:.ilura, cioè di superare sè stesso. Mentre gli uccelli amano andare contro ycnto e i pesci risalire la corrente, J'uo1~10sviluppa qucst:.i "inquietudine hiologica fino a crearsi gli osl:.icoli o a cercarli. E la sua gioia è proporzionala :.ilio sforzo
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