L'università libera - 1925 - Anno I - n. 3

47 L' {; N I ~ E R S '1 T À L I B E RA compiuto per.raggiungerla, ed il dolore è dato dalla coscienza della propria impotenza a dominare il passalo, la morte, la natura, la vita. E la sua vita morale consiste nella possibilità della coscienza del dover essere anteposto all'es~ere, sovrapposizione, contrasto dal quale scaturisce la volontà etica e si determina il valore. È la ragione che condiziona e potenzia la volontà. Il pazzo che ripete meccanicamente l'inutile sforzo di atTerrare un raggio di sole ha quella sola volontit, perchè quel vuoto ruotare della sua azione ha per pernio un'idea fissa. E il selvaggio che stropiccia pazienteinente due pezzi di legno per trarne la scintilla più vuole e meno può del macchinista che con un semplice movimento sferra o trattiene il mostro di ferro. Lo scolaro annoiato che vaga, con la mente, fuori della ,cuoia, non riesce a dominare il pensiero, a mantenere nel fuoco della coscienza la parola dell'insegnante, perchè la sua volontà è stanca. La sua volontà è stanca come pensiero, o il suo pensiero fantastica e la sua volontà non agisce, perchè il fisico non gli permette· l'interesse, molla di quella volontà intellettuale che è l'attenzione? Quando il Tommaseo dice che tutte le facoltà sono ancelle della volontà, viene, in fondo, a dire che la volontà è ltl sintesi potenziatrice della visita fisica e psichica. Ma questa sintesi si manifesta nel momento del volere, che è sempre fatto intellettivo nelle sue specifiche determinazioni, ma che non è che la fase ultima di un processo che si etTettua nell'indistinto psichico. Io non posso volere senz::i. volere qualcosa, cioè senza pensare ciò che voglio. Ma quando ho coscienza di quel che voglio, quel volere particolare me lo trovo imposto dall'intelletto, e, pensandoci su, mi accorgo di averlo voluto pensare. Il senso del volere non è, quindi, che un avvertimento cosciente d'un lavoro cerebrale iniziatosi prima, quindi fuori, del pensiero conscio di sè. Riportiamo, a chiarimento di questo cenno, questo esempio cieli'Ardigò: « Abbiasi un hircccino a cui sia attaccato un cavallo, munito di collana con campanelli. Alla prima frnstata il cavallo parte, e tira il biroccio. Perché il veicolo si muove? Perché il cavallo lo tira. Anche però non vedendo il biroccino muoversi, noi ci accorgeremmo subito del. suo muoversi dal suono dei campanelli. Non è a dirsi per questo che sia il suono che, determina il movimento del veicolo, sihbenc il suono è un effetto del movimento, è un fallo che l'accompagna e che ci avverte che il biroccino si è mosso. Nella stessa maniera il senso della volontà non è altro che il suono, il quale ci avverte che il centro motore è in azione ed è in corso l'effetto fisiologico di esso sulle parti dipendenti ». • Questa concezione clelerminista della volontà viene a dimostrare l'intimità del rapporto tra quella e il pensiero, e tra la vita psichica e quella fisica. La volonl/t è necessità, ma il pen-

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