L'università libera - 1925 - Anno I - n. 2

56 L1 U N I V E R S I T l L I B E R A si avv,cma, è qui. Col dito tocca il cuore; il cuore cessa di battere, e l'occhio si chiude, immerso ormai nell'eterna notte. La fronte, poco fa il palazzo dell'intelligenza, s'è indurita in un blocco di marmo; tuttavia un sud~re ghiaccio la bagna ancora, il sudore dell'ultima lotta. Dove c'era un uomo, non ci son più che delle carni che stanno' per entrare in decomposizione. Non c'è voluto che un istante, la durata di un lampo, ed ecco che il te~po non è più e si entra nel Paese Immutabile. La catastrofe è fatale. Ciascuno aHa sua volta. « Oggi io, domani tu », ripetono volentieri i cranii scolpiti sulle pietre· aei cimiteri, e con una smorfia accennano un riso orrendo. SuHe navi che attraversano il grande Oceano, i marinai sanno di esser seguiti da un pescecane. Il mostro non 'si fa vedere, ma talvolta lo s'indovina da .un'ombra grigia intravista nella scia. Qualunque cosa o chiunque cada, il· rapitore se ne impadronisce; la preda morta è per lui buona, e migliore la preda viva ... Un'altra Ombra grigia s'accanisce dietro ai viaggiatori che attraversano la vita, ombra infaticabile e tenace. Presto o tardi noi scivoleremo dal bordo della nave, enormi .mascelle ci ghermiranno, delle forbici ci triteranno, dei martelli ci 'stritoleranno. « Lo sappiamo anche troppo bene», voi forse pensale. Sono delle tristi realtà. C'era bisogno di ricordarle'/ C'è qualcuno che le ignora?» ~ Eh sl, ce n'è. Che la Morte sia cosa fatale e necessaria, che l'uomo nasca per morire, i selvaggi contemporanei non vi credono affatto, nè più vi credevano i Primitivi. Dei cuori coraggiosi, delle inte ligenze ingenue supponevano, o suppongono ancora che la Morte non dovrebbe esistere. « Se capita, ciò avviene a causa di qualche delitto. Certo, si vedono morire lutti gli uomini gli uni dopo gli altri, - e anche gli animali, - ma spno morti perché sono stati uccisi, perchè gli stregoni o dei cattivi spiriti li hanno assassinali.» Non c'è morte naturale, pretendono; l'uomo, se nasce in buone condizioni, è fatto per vivere sempre; se non fossero le perfidie e le macchinazioni dei nemici, vivrebbe di secolo in secolo, come fan_no gli alberi della foresta, i cedri e le quercie. La Morte non viene, non può venire che dall'esterno! Si_resta stupefatti della tenacia con cui si mantiene questo errore nelle popolazioni arretrate. Ma, tra i nostri popoli civili, già da lungo tempo la questione non si discute più; si sa, sino a

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