Fine secolo - 8-9 giugno 1985

Nell'altrapagina:Zeus Dodoneo, con la foh!:ore.Bronzo,480/470 a.C., da Apollonia. In bas.w, da sinistra:Vaso antropomorfodipinto.Neolitico so~ore, da Kamniko(Kolonja). Prlnci(Jf! della famiglia giulio-claudia, da Apollonia. Io q~ pagina, da sinistra:Elmo illirico. IV sec. a.e .. Tomba di Belshi =i; di Butrinto. , anche, successivamente, in età imperiale roma– na) con rilevanti monumenti: mura con porte e torri, templi, teatri (Buthroton), abitazioni de– corate da mosaici (come quelli del IV-III seco– lo a Dyrrhachion, paragonabili a quelli di Pel– ta di Macedonia), necropoli (tumuli in Apollo– nia). E nella mostra sono stati presentati og– getti estremamente significativi, fin dai mo– menti più antichi della colonizzazione: come la ceramica arcaica, pure corinzia; e come i bron– zi del VI-V secolo a.e.: statuine ex- voto, come lo Zeus con la folgore del 480-470 a.e. prove– niente da Apollonia; manici di specchi, orna– menti di grandi vasi, armi, beni di prestigio connessi col simposio. Appaiono sempre più diffusi gli oggetti proveQ.ientidalla Grecia vera e propria e anche dalla Magna Grecia, per esempio la vicina Apulia: vasi figurati, orefice– rie, sculture. Appaiono diffusi anche presso ambienti indigeni, per esempio proprio nel grande tumulo di Belshi: fra gli oggetti del cor– redo pertinenti al IV secolo a.e. troviamo un elmo illirico, ma anche orecchini d'argento a navicella, con sfinge, di un tipo ben noto in Italia meridionale. Le prime città e le colonie greche E presso gli Illiri si diffonde soprattutto il fe– nomeno dell'urbanizzazione, con città non pri– ve di presenze monumentali: stadio del 111-11 secolo a.C. ad Amantia, portico a nicchie a Di– mala, teatro a Byllis, cinta con porte a Lissos. Siti a noi non troppo noti, ma importanti: in che misura quest'urbanizzazione si può colle– gare con la presenz.a delle colonie greche? Fra gli Illiri si formano comunque dei "regni", floridi soprattutto nell'ultima parte del IV e poi nel III secolo a.C., e potenti sul mare con flotte attrezzate per la guerra di corsa. Sarà questa una causa di attrito con i Romani, e 'lllf-1 ·- . \ ■!'=."" ..- ' - f . ' C ·-J..A:. \ ...u•• --- J... ..... I~ .A.-111 , ... --~-•-tt ...,-". - •rc:-.i - •·- _._.., - .. ~ ~ ~ • to,ll6·•- • W•iHIAA >· 0 ::u - - n o ""} • MASWM:..(;I\,\ · JUGOSLAVIA preistorico. ,. • Necropotr, • ,tu muli fA""f•""""1 .ol,.at-.<•' l"O. • · J" .. ~ ... ç; '. .-..,.,.........- ■ Centro illirico ♦ Grotta ... ■ vi=• 1m CColonie greche e questi ultimi la risolveranno di forza (e sangui– nosamente) in occasione della seconda guerra macedonica (200-197) con la conquista della regione. Più tardi, nel quadro di un generale riassetto delle province, Augusto risistemerà anche l'Illirico e la Macedonia. La fase romana Anche se della fase romana il convegno non si é occupato, là Mostra non ha mancato di do– cumentarla, soprattutto con una magnifica se– rie di ritratti: la testa maschile tardoellenistica di Apolloni;i (che ricorda splendidi esemplari di Delo), bei ritratti di età augustea, come l' "Agrippa" di Butrinto o il giovane principe (non identificato con certezza) di Apollonia; il busto di Billia Dikaiosyne; una dama di età adrianea, sempre da Apollonia; e altri, fino al V secolo d.e. Accanto alle sculture di ambien– te "colto", rilievi, busti e steli funerarie testi– moniano in maniera vivace un filone più "po– polare", "provinciale", echeggiando magari nell'abbigliamento (si veda il grembialone con cui é effigiata nella sua stele, rinvenuta a Dyrrhachion, una giovane donna, Kleitia) co– stumi indigeni. Non mancano testimonianze NeCfOpofl IV a.e, - IV 4,C Necropoff mecffoev•f• Centro moderno della diffusione di culti diversi, come la tavo– letta votiva con divinità orientale rinvenuta nella zona di Elbasan, ricca di figurazioni sim– ·boliche. Queste testimonianze artistiche si inseriscono, del resto, in un quadro di perdurante fioritura delle città: fontana monumentale ad Apollo– nia, tenne e anfiteatro a Dyrrhachion, rifaci– mento del teatro a Butrinto. Né va dimentica– to che Augusto stesso aveva studiato ad Apol– lonia, e che Attico, il raffinato amico di Cice– rone; -possedeva l' Amaltheion, una ricca villa presso Butrinto. Archeologia, politica, e diploma-zia In che misura il convegno finale ha contribuito alla soluzione dei problemi posti dalla realtà archeologica albanese? U11 problema abba– stanza "scottante", per esempio, é quello della . continuità cultùrale ed etnica dagli Illiri agli Albanesi: su questo punto hanno insistito so– prattutto Korkuti e Anamali, in sintonia con la più recente tradizione di studio del loro Pae- se, di cui sono insigni rappresentanti. Ricerca– re le origini del proprio popolo nelle antichità più remote é del resto cosa assai positiva, purché questo ))On p<;>rti a sottovalutare ap– porti "stranieri'_', come, nel nostro caso, quello delle colonie greche. Ebbene, gli archeologi al- · banesi hanno accettato di porsi correttamente a confronto con "grecisti" italiani; e anzi lo stesso Anamali ha sottolineato i fitti rapporti fra le città greche della costa e gli indigeni: non mancando però di ~ottolineare che in questo rapporto, in certi momenti, furono gli Illiri a trovarsi in posizione di forza, come quando (a partire dalla seconda metà del IV secolo d.C.) le stesse Apollonia e Dyrrhachion subirono la ·1oro supremazia militare. Altro problema "scottanté" é quello delle ori– gini, nel mondo illirico, del fenomeno urbano. I centri indigeni formatisi a partire dal VII se– colo a.e. erano "città" vere e proprie, oppure questo titolo va riservato alle colonie greche, che poi impongono il modello? Molto oppor– tuna per l'impostazione di questo dibattito si é rivelata la relazione di Neritan Ceka su Byllìs, abitato indigeno che é poco citato nelle fonti ma che dallo scavo archeologico (di cui lo stes– so Ceka era coordinatore) é statO"'rivelato come il più grosso insediamento dell'Illiria me– ridionale. Mura, porte, teatro, agorà: vi sono, anche se su scala non eccezionale, tutti i requi- ' siti di un centro monumentale. Ma .si può par– lare proprio di "città", oppure quelle strutture sono punto di riferimento per unità etnografi– che rurali, in· questo caso la comunità dei Bylliones? Posta in questi termini dialettici, la questione é stata raccolta da alcuni degli stu– diosi italiani presenti, come Francesco D' An– dria e Ettore Lepore, i quali hanno rilevato che anche nell'Italia preromana non mancano si– tuazioni di questo tipo. Anche il santuario di Pietrabbondante era più uri "punto di riferi– mento" che una vera e propria città; e lo stesso si può dire per alcuni centri dei Lucani e degli Iapigi. Lo stesso D'Andria, che conosce bene i mate– riali di Apulia ed é in grado di confrontarli con quelli albanesi, ha esteso in fine anche ad altri punti la discussione sui rapporti fra mondo illi– rico e mondo greco e magno-greco: per esem– pio, l'abbondante· diffusione di vasi a figure rosse nel IV secolo a.C. fa pensare che forse si erano impiantate in .alcune città della costa non solo botteghe di vasai attici (come qualcu– no aveva già suggerito), ma anche di vasai apuli: e con questo si apre un capitolo ancora tutto da scrivere nella storia dei rapporti fra le opposte sponde dell'Adriatico.

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