- 405 delle c1assi cosi dette dirigenti fu veramente esiziale .. Si. capisce che questa esportazione soffra oggi il disagio della guerra e sia pavida del suo domani, nonostante il favore delle alleanze politiche che dovrebbe dischiuderle i nuovi mercati. Qui invero tutto è a •rifare sulla base degli insegnamenti che il terribile flagello della guerra deve aver cacciato nel cervello anche dei più tetragoni. Le rivelazioni dell~ economia italiana. Per contro l'economia italiana ha rivelato forze inaspettate e provvidenziali. Prima tra queste, le disponibilità del risparmio nazionale. Noi avevamo seguito anche in questo recinto una politica errata. Il Luz1 zatti credeva di poter vantare . c01ne un trionfo della economia nazionale (oltre che come un successo personale) il riscatto che si era coµi..piuto· della rendita italiana dall'estero. Quello fu invece un grosso errore p-rima di tutto perchè assorbì una parte considerevole del risparmio italiano, che molto più utilmente si sarebbe impiegato nelì'agricoltura e nella industria; poi perchè recise i rapporti fra l'Italia e i suoi grandi banchieri. A torto il Luzzatti ravvisò in questo riscatto una forma di indipendenza economica nazionale. Non vi è invece nessun rappÒrto di soggezione tra il creditore e il debitore che fa .onore ai suoi iinpegni. Il primo tiene al secondo assai più di quanto si possa credere, e l'Italia era cliente ambito nei mercati internazionali, ove larghe partite della sua rendita avrebbero spinto quei ceti :finanziari ad essere anzi più solleciti e più desiderosi delle nostre fortune. I progenitori del Luzzatti non furono mai padroni del mondo benchè avessero dimestichezza col commercio del denaro, nonostante le innegabili virtù della razza. Il 3, 50 % della nostra rendita, frutto alto pei titoli pubblici in mercati ricchi come Londra e Parigi, toglieva invece in Italia il risparmio da impieghi più produttivi, più capaci di aumentare la ricchezza nazionale. Si rompevano così re1azioni di affari che non si sarebbero poi potute r~allacciare nel momento di un più crescente bisogno. E lo abbiamo av-,ertito durante la guerra. Lo Stringher valuta a oltre 2 miliardi B1011otecua1no Bianco i debiti precedentemente contrattj al1' estero e da noi riscattati negli anni buoni, ma soggiunge che ciò ci impedì di acci,,,mulare tesori i?Ì titoli pubblici forestieri. Perciò al danno che abbiamo accennato si è aggiunto durante la guerra questo: che l'Italia, ~vendo bisogno di provvedere ad urgenti acquisti di merce all'estero, mentre viceversa diminuiva la già magra contropartita q.ella ·sua esportazione (oltre le rimesse degli emigranti e il consumo dei forestieri che si possono ritenere cessati) dÒveva ricor- 1 rere a prestiti all' estero, ad emissioni di buoni del tesoro in sterline e in dollari. Naturalmente per le cagioni suesposte, ciò doveva ·avvenire a condizioni più gravose per noi; non avevamo titoli pubblici esteri, come l' Inghilterra, da riversare su quei mercati. E così lll"entre il prestito americano fatto al1' Inghilterra e alla Francia fu di ben 500 milioni di dollari (circa 2 1niliarùi e 600 milioni di franchi) e fu concluso a 96 ·col Sindacato dei banchieri che fecero capo alla casa Morgan e a 98 per il pubblico, e ali' interesse del 5. %, che potrà essere convertito alla scadenza in titoli al 4 ½ %, il prestito italiano fu stipulato con le casse Lee, Higgiuson Company e Guaranty Trust Compa11y per soli 125 milioni di lire, ed importa. un interesse del 6 % convertibile alla scadenza in un 5 ½ % . E si noti che il mercato americano era interessato come esportatore di morei a favorire questi prestiti di somnrn che sarebbero state spese interamente nel mercato americano. . Da ciò la importanza, relativa1nente maggiore per noi, dei prestiti all'interno. Il paese ha risposto aU' appello deUo Stato con un crescente fervore: seguo confortante per la politica seguita (1~11 governo, ma segno rivelatore altresì <.li una non sospettata ricchezza nazionale che i calcoli più comunemente citati non avvertirono mai, ragione per cui è sempre bene conservare con la statistica una amicizia alquanto diffidente. Fu chiaro per tutti che l'Italia alimentava coi suoi risparmi anche quegli istituti di credito che erano diretti da stranieri: onde ne consegue non l' ostracismo al capitale straniero, ma l'ostracismo a quella ignoranza, incapacità, ignavia nostra che ci fanno abdicare a funzioni delicatissime ed importanti, contro cui nessuna inettitudine nazionale può esistere, neppure. nel lugubro cranio degli autodenigratoi'i in<ligeni.
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