Almanacco italiano : piccola enciclopedia popolare della vita pratica - 1917

- 380 - conoscere con n1aggiore rapidità la sorte dei loro parenti, prigioniel'i o dispersi, ascesero a 65,344. I telegrammi spediti erano 20,500 ed avevano implicato una spesa di 59,536 lire. Le lettere ricevute oscillavano fra le 1500 e le 2000 al giorno e quelle spedite fra le 3000 e le 4000. 'rutto questo enorme làvoro, oltremodo feconclo di ottilni risultati, venne compiuto con una spesa di sole 432,000 lire e con soli 160 impiegati stipendiati. Tutti gli altri offrirono \' opera loro gratuitamente. L'Agenzia riuscì a classificare tutte le richieste di informazioni e tutti i risultati delle indagini fatte in modo da poter fornire qualsiasi schiarimento al più presto possibile. Le difficoltà incontrate in questo lavoro non furono poche, soprat-µtto per le alterazioni dei nomi di difficile ortografia e per l'identi:fìèazione dei numerosi prigionieri che portap.o lo stesso nome e cognome. Basta pensare quanto siano diffusi gli Smith ed i Brown in Inghilterra; i Martin, i Durand ed i Lefebvre in Francia; gli Schultz ed i Muller in Germania - dei cognomi italiani non è neppure il caso di parlare - per c9:mprendere quant<;>sia difficile evitare gli equivoci che possono derivare dall' omonirr1ia. Un ufficio speciale venne dedicato ai cittadini borghesi internati nei paesi nemici o trattenuti nei paesi invasi. La -« sezione sanitaria» dedicò la maggior parte delle su.e cure allo scambio dei prigionieri permanentemente invalidi al servizio militare ed all'internamento dei tubercolosi nella Svizzera. Furono pure eseguite non poche inchieste speciali circa la morte e le malattie dei prigioniei-i dei quali si avevano notizie meno frequenti, e furono 1nandati appositi incaricati nei campi di concentrazione dei vari paesi allo scopo di stabilire la verità sulle voci allarn1anti che correvano spesso, anche sui più autorevoli quotidiani, circa il trattamento dei prigionieri. I risultati <li tali visite, nelle quali le autorità n1ilitari di tutti i belligeranti, lasciarono la più ampia libertà ai delegati dell'Agenzia, furono pubblicati in francese e nella lingua più conosciuta dalle famiglie dei prigionieri. Fra queste pub~ blicazioni, che dovrebbero essere maggiormente conosciute ed apprezzate, n1eritano di essere in particolar modo ricordate quelle dei signori Naville, Van Berchem, Marval ed Eugster sulla visita ai campi di concentrazione del- · BibliotecaGinoBianco l'Inghilterra, della Francia e della Germania ; dei signori Ador, Ferrière e Schulthess- Schindler sulla visita ai I campi dell'Austria- Ungheria; del professor D'Espine a quelli den;Italia; di Blanchod e Speiser a ·quelh del Marocco; di Vernet e Richard de Muralt a quelli della Tunisia; di Schatzmann e Cramer de Muralt a quelli .dell' Algeria e di Thormeyer e Ferrière a quelli della Russia e della Siberia. L'Agenzia iniziò anche, nel gennaio del 1916, la pubblicazione di un bollettino settimanale in francese - -« Les Nouvelles de l' Agence Internationale des prisonniers de guerre» - nel quale~ sono accuratamente raccolte e raggruppate per nazionalità, le notizie più inte~essanti per le famiglie dei prigionieri. Per assecondare al vivo desiderio espresso da molte autorevoli personalità l' Agenzia fece eseguire numero·se fotografie di quasi tutti. i campi di concentrazione; le fece riprodurre in cartoline illustrate e le mise in vendita a soli dieci centesimi, a:ffinchè tutti i parenti e gli an1ici dei prigionieri potessero vedere ove costoro alloggiavano e rintracciassero nei vari gruppi le immagini dei loro cari. L'operadella Commissione della CroceRossa Italiana. · Allorquando fu deciso il nostro intervento nel conflitto europeo, l'Agenzia Internazionale dei prigionie:fi di guerra, era già sopracarica di lavoro. Il Comitato Internazionale dellà Croce Rossa riten~e quindi opportuno di consigliare la Commissione dei Prigionieri di Guerra della Croce Rossa Italiana e le Commissioni della Croce Rossa di Vienna e di Budapest di comunicare direttaniente. Questo consiglio non poteva a meno di essere accolto con piena soddisfazione d:1 ambo le parti. Le Commissioni austriache infatti funzionavano da quasi un anno reg<;>larmente-: quella italiana si era già costituita in modo definitivo da qualche te1npo, dietro invito dei ministeri degli Affari Esteri e della Guerra, e dello stesso Comitato Internazionale d~lla Croce Rossa di Ginevra, tenendo il ma'Ssimo conto delle prescrizioni contenute negli articoli 14 e 15 della IV Convenzione dell' Aj a e dell'articolo VI della Conferenza di Washington. I nomi dei suoi membri non potevano a meno di ispirare la più completa fiducia. Essa era infatti così composta: Presidenti: on. senatore Giuseppe Frascara, on. comm. Emilio 1'iaraini, de-

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