- 329 - Atroce fu il caso av\'enuto a Mostar. Sembra che gli austriaci nel ritirarsi al di là dell'Isonzo avessero ingiunto alle popolazioni della riva destra, e specialmente a ·quelle che trovansi nelle vicinanze del fitÙne, di non allontanarsi dai loro paesi. Una contadina di Mos.tar, malgrado il divieto, cercò raggiungere le truppe italiane, onde ottenere del pane e della farina neces:::;ari all'alimento dei suoi quattro l;;>ambini,m-a fu presa a fucilate che gravemente la ferirono. Un nostro utfi- .ciale medico ed infermieri tentarono -raggiungere il paese per curar"e la donna ferita, ma non vi riuscirono cau~a un violento fuoco ., di fucileria e di artiglieria, cui vennero fatti segno. La povera ferita, priva di cure, dopo· cinque gior11i morì. · ' Gli abitanti di Mostar, che cercarono di trasportare le spoglie della morta ~l cimitero comune di Ronzina, furbno pure presi a fucilate dalle sentinelle austriacJ:le. Perciò la povera morta fu seppellì ta dai terrorizzati compaesani in un campo adiacente la sua casa. IL TIRO SUI° FERITI. Per quanto particolarmentériguarda le violazioni della Convenzione di Ginevra, ricordiamo i seguenti fatti, resi noti al pubblico da nostri comunicati ufficiali. Nella notte fra il 17 e il l 8 giugno tre dei nostri ufficiali medici uscirono dalle trincee nella regione di Plava con quattro portaferiti, perchè chiamati dai lamenti di alcuni feriti; ma si trovarono in breve accerchiati da pattuglie nemiche, -composte però in gran parte di personale di sanità. I 11ostri e gli austrjaci si accordarono di attendere alla cura dei .rispettivi feriti senza l'eciproche molestie, ma· due nastri portaferiti rientrarono nelle triL1cee per dare avviso di quanto era avvenuto. Non essendo poi tornati nè i tre ufficiali medici nè gli· altri due portaferiti, venne inviato al nemico un parlamentare onde ottenere la restituzione ·del personale sa.nitario. arbitrariamente trattenuto. Nè gli ufficiali medici, nè i due portaferiti, nè il parlamentario ritornarono più. In quello stesso torno di tempo l' artiglieria nemica tirò presso Plava su un re-. parto di s·anità visibilmente munito di bandiera neutrale, sicchè vi furono due infermieri uccisi ed uno ferito. PERSONALE SANITARIO~ CATTURATO. I nostri nemici commisero il 3 luglio un atto gravissimo che dimostrò il massimo dispregio della Convenzione di Ginevra. Nei pressi di :Monfalcone un capitano medico, mentre raccoglie-1;•a i nemic.i presso i retico- .EJ/ lati nemici sotto la protezione del,a bandiera internazionale, venne catturato a tradimento con 13 portaferiti. Uno degli ultimi giorni di luglio, mentre verso la fine della azione in una delle giornate di battaglia sull' a1topin.no del Carso, una colonna di nostri feriti discendeva la collina per prender~ posto nei camions della sanità, un aeroplano nemico si abbassè, a circa300 metri sopra i feriti aprendo contro di essi uri vivo fuoco ct i mitragliatrice. Gli aviatori austriaci ,si indugiarono a lùngo nella cavalleresca bisogna volteggiando, sui nostri feriti e continua.udo a sparare~ ' Dai feriti e dai sanitari si ~e\·ò un coro rli proteste contr.:> l'atto sleale ed inumano. È da escludere che gli aviatori austriaci non avessero visto trattarsi di. feriti, percbè da 300 metri di altezza erano indubbiamente visibili le barelle, le fasciature e i segnali della Croce Rossa. · Tipico addirittura è il caso de11'osped:tle di Pieve di Livinallongo, bombardato e distrutto d,tgli austro-ung-a1;,ici. L'occupazione di Pieve di Livinallongo e la. sistemazione della nostra linea avanzata a nord ovest di tale località avvenne nella notte dal 26 al 27 luglio. Il paese fu trovato intatto ma abbandonato dalla popolazione; solb nell'ospedale furono trovati e furono mantenutj: 1 prete, 3 suore, 67 donne ricoverate, in gran,parte vecchie, 10 uomini quasi tutti vecchi, 50 bambine. ·L'ospedale è un gran fabbri<:ato che trovasi a S. E. de!Fabitato, distante da questo circa 400 metri ben vis:bile e nettameut:e separato e distinto; ad e~so fu lasciata la grande bandiera di neutralità che le truppe vi avevauo trovato. Dal giorno d~ll' occupazione il Comando si aste1rne deliberai :unente dal colpire (.'Oi tiri dell'artiglieria gli abita.ti della valle del Cordevole allo scopo preciso di evitare che il riemie@, per rappresaglia, dirigesse i propri colpi su Pieve, sebbene fosse a conoscenza che negli abitati di Varda e di Arabba si notavano movimenti di truppa e· concentramenti di materiali. UN OSPEDALE,' l3OMBARDATO. Ciò nonostante nel pomeriggio del giorno 18 agosto, Pieve, con alcuni precisi colpi di granate incendiarie, veune completamente devastata e bruciata, ad eccezione dell' ospedalè. _ , L'indomani ft1 dal nemico aperto e concentrato il fuoco anche sull'ospedale ed esclusivamente su di esso. Una donna ed una bambina furono uccise, due suore ed una donna fm•ono ferite, di cui una suora gravemente. È da notare che l'ospedale non era stato assolutamente adibito a scopi militari; solo in esso si era ricoverato il Commissario ci- .- GUARITA RADICALMENTE CON I C EL·E B·R I 'VEDI ANNUNCIO DI FRONT.E · ... ' .-$- * ALL" INDICE GE'NERAL·E BibliotecaGino Bianco
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