Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Carlo e Nelio Rosselli gni di fede, in Francia, si dette il compito essenziale di tener viva in Italia la resistenza alla dittatura. Occorreva evitare che in Italia si spezzasse il filo della tradizione democratica, e che la vittoria della dittatura diventasse totale e definitiva. Occorreva inoltre che in caso di crisi - nessuno poteva prevedere quando e come una crisi si sarebbe manifestata - si trovassero in Italia uomini, che ispirandosi a quella tradizione, si mettessero in prima linea, con idee chiare su quanto dovessero fare, evitando sperperi di forze preziose attraverso iniziative confuse o contraddittorie. "Dovunque si militi, il problema essenziale è sempre lo stesso: pen- · sare, agire, scrivere, con la mente rivolta all'Italia." Convocando alla resistenza attiva contro la dittatura uomm1 provenienti da tutti i partiti antifascisti purché accettassero il metodo della libertà, Giustizia e Libertà non domandava l'adesione a nessun dogma economico - liberista o dirigista o comunista che fosse. Domandava anzitutto l'impegno di dedicarsi a ristabilire in Italia le libertà personali e le libertà politiche dei cittadini. Ma nello stesso tempo Giustizia e Libertà raccomandava, qualora sopravvenisse una crisi, di non essere cosf ingenui da lasciare intatte le costruzioni fasciste, in attesa che una Costituente di là da venire inaugurasse un nuovo cielo e una nuova terra. Giustizia e Libertà impegnava i suoi aderenti a smantellare immediatamente, nel periodo del trapasso dal regime fascista al regime libero, le strutture politiche ed economiche fascisite, e quelle strutture prefasciste che avevano reso possibile il sorgere della dittatura, o facevano oramai corpo con essa. Lasciare intatte quelle strutture sarebbe stato lasciare sgombra la via per una nuova offensiva fascista a breve scadenza. Quindi confiscare senz'altro i beni di tutti coloro che avevano partecipato alle responsabilità della dittatura nei gradi piu alti della gerarchia, e socializzare immediatamente le imprese di pubblica utilità o monopolistiche, e quelle che non potevano vivere senza gli aiuti diretti del Governo. Sarebbe toccato poi al popolo italiano, riorganizzatosi in partiti di sua scelta, il compito di risolvere, attraverso la libera concorrenza fra quei partiti, i problemi piu profondi, che un regime provvisorio non avrebbe né potuto né dovuto affrontare. Le idee di Giustizia e Libertà furono criticate come inorganiche, timide, borghesi, conservatrici, addirittura reazionarie. Ma quando la dittatura fascista cadde, e un Governo provvisorio di antifascisti si formò, nessuno smantellò nulla. In Giustizia e Libertà non vi erano gerarchie. Chi lavorava di piu, era il capo naturale del gruppo che lo seguiva, finché lavorava di piu. Carlo Rosselli fu detto il capo di Giustizia e Libertà, non perché egli si sia mai arrogato quell'ufficio, o i suoi compagni glielo abbiano mai conferito. Era il capo perché era colui che lavorava piu di tutti. La sua agiatezza gli consentiva di dedicare intero il suo tempo e la sua energia all'azione politica. Profuse la sua grossa fortuna nell'azione. Diceva spesso: "Fra dieci anni non avrò piu un soldo. Allora lavorerò per vivere, e cosf 724 BiblotecaGino Bianco

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